martedì 27 gennaio 2015

Gli “Inni sulla perla” di sant'Efrem il Siro.



S. Efrem il Siro
"… scruta il mare, ma non scrutare il Signore del mare…"
Le Chiese di tradizione siriaca e quelle di tradizione bizantina celebrano il giorno 28 gennaio la festa di sant'Efrem il Siro (+373). Si tratta di un padre della Chiesa Siriaca pienamente attuale per la vita di tutte le diverse Chiese cristiane. Lo scopriamo in primo luogo come teologo che a partire e quasi unicamente dalla Sacra Scrittura riflette poeticamente sul mistero della redenzione dell’uomo adoperato da Cristo, Verbo di Dio incarnato. Riflessione teologica fatta con delle immagini e simboli presi dalla natura, dalla vita quotidiana e dalla Sacra Scrittura. Servendosi della poesia nella forma di inni per la liturgia, Efrem dà loro un carattere didattico e catechetico; si tratta di inni allo stesso tempo teologici e adatti per la recita o il canto liturgico. Attraverso questi inni, Efrem diffondeva, in occasione delle feste liturgiche, la dottrina della Chiesa ed erano un mezzo catechetico estremamente efficace per la comunità cristiana. In occasione della sua festa liturgica sopra indicata, presentiamo alcuni brani degli Inni di Efrem "sulla perla". Questi cinque inni fanno parte della collezione di 87 “Inni sulla fede”. Efrem, attraverso la perla, contempla i diversi aspetti del mistero di Cristo, della Chiesa, dei sacramenti -specialmente il battesimo e l'eucaristia-, e del cristiano stesso. La perla è simbolo del mistero di Dio in quanto la sua forma sferica, illimitata, sfuggente ad un unico e complessivo sguardo, rimanda allo stesso mistero di Dio: "Un giorno, miei fratelli, presi una perla: vidi in essa i simboli che si riferiscono al Regno, le immagini e le figure della grandezza (divina). Divenne una fonte, dalla quale bevvi i simboli del Figlio. La posi, miei fratelli, sul palmo della mia mano, per poterla esaminare. Mi misi ad osservarla da un lato: aveva un solo aspetto da tutti i lati. Così è la ricerca del Figlio, imperscrutabile, poiché essa è tutta luce. Nella sua limpidezza, io vidi il Limpido, che non diventa opaco. E, nella sua purezza, il simbolo grande del corpo di nostro Signore, che è puro. Nella sua indivisibilità, io vidi la verità, che è indivisibile". La perla è simbolo di Cristo perché essa, secondo la tradizione, sarebbe frutto dell’entrata di un raggio di luce all’interno di un’ostrica; Cristo nasce dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria: "Fu proprio lei, Maria, che vidi là, la sua pura concezione. Fu poi la Chiesa, e il Figlio nel suo seno, come la nube, che lo portò. E il simbolo del cielo, da cui rifulse una luminosità preziosa. Vidi in essa i trofei (del Figlio), delle sue vittorie e delle sue incoronazioni. Vidi i suoi mezzi di soccorso con i suoi benefici, sia quelli invisibili sia quelli visibili. Per me era più grande dell’arca, nella quale mi persi".Gli inni sulla perla di Efrem sono sicuramente i testi in cui viene messa in luce in modo più evidente l'abilità e la profondità poetica del diacono siriaco. Si tratta di inni composti per la recita o per il canto, con un’indicazione per ognuno di un versetto responsoriale e di un tono musicale, sicuramente ben conosciuto da Efrem e dal suo uditorio. Tutti gli inni di Efrem sono ricchi di riferimenti alla Sacra Scrittura, riferimenti diretti ma soprattutto allusioni che tessono tutto il testo poetico. Gli inni sulla perla nascono da una meditazione sulla Sacra Scrittura, ma anche dall’osservazione di ogni aspetto della realtà creata. Efrem accosta la nascita e formazione della perla con la nascita di Cristo; quella nasce nel seno dell’ostrica senza essere né tagliata né modellata; Cristo, generato eternamente nel seno del Padre, nasce nel seno di Maria senza essere perciò una creatura. Per Efrem ancora gli esseri celesti –gli angeli- sono creature, allo stesso modo che le altre pietre preziose vengono intagliate dalla mano dell’uomo; la perla invece prende forma da sola: "Tu di tutte le gemme sei la sola la cui origine assomiglia a quella del Verbo dell’Altissimo, che in modo unico l’Altissimo generò, mentre altre pietre intagliate assomigliano simbolicamente agli esseri del cielo". Efrem ancora paragona la perla, trapassata ed appesa in un gioiello all’orecchio e che splende nella sua bellezza, a Cristo che, trapassato dai chiodi ed appeso alla croce, splende di bellezza unica: "La tua natura assomiglia all’agnello silenzioso. Nella sua mansuetudine! Se uno la perforasse la sollevasse e l’appendesse all’orecchio, come Golgota, ancor più getterebbe tutti i suoi raggi su quelli che la contemplano… Nella tua bellezza è dipinta la bellezza del Figlio, che rivestì la sofferenza. I chiodi lo trapassarono; una punta ti ha trapassato, perché anche te perforarono, o perla, come le sue mani. E poiché soffrì, regnò, come, attraverso la tua sofferenza, accrebbe la tua bellezza. E se ti avessero risparmiato allora non ti avrebbero apprezzato, poiché solo se tu avessi sofferto, avresti regnato…". La perla che esce dal mare e viene sulla terra, è simbolo di Cristo che lascia il seno del Padre e viene ad abitare in mezzo agli uomini: "O figlia delle acque, che hai lasciato il mare nel quale eri nata, per salire sulla terra asciutta in cui sei amata. Gli uomini ti hanno avuto in gran conto, ti hanno preso e si sono adornati di te. Così è anche per il Figlio che i popoli hanno amato teneramente, di cui si sono coronati". La contemplazione del mistero di Dio suppone per Efrem l’adorazione e la contemplazione, non una ricerca fine a se stessa o un’indagine che allontani bensì che porti vicino alla verità sul mistero di Dio e dell’uomo. Dando voce alla stessa perla essa "…rispose e mi disse: “Figlia io sono del mare immenso, e più vasto di quel mare dal quale sono risalita. Grande è il tesoro di simboli, che è nel mio seno: scruta il mare, ma non scrutare il Signore del mare!". Con un retroterra chiaramente battesimale, Efrem mette in evidenza il fatto che, per prendere la perla, per ottenere la fede, bisogna che l'uomo si spogli e si faccia povero: "Uomini spogliati si tuffarono, estraendoti (dal mare), o perla! Non i re ti donarono per primi agli uomini, ma gli spogliati:simbolo dei poveri, dei pescatori e dei galilei. Non avrebbero potuto infatti, coi corpi vestiti, venire fino a te. Giunsero poiché si erano spogliati come bimbi appena nati; seppellirono i loro corpi e discesero fino a te: e tu sei andata loro incontro con gioia, e in loro hai cercato rifugio, tanto ti hanno amato!". Efrem ancora allude ai predicatori del vangelo che erano poveri ed avevano come unica ricchezza la predicazione della Buona Novella del Vangelo e della fede: "Diedero la buona novella di te le loro lingue, prima ancora che le pieghe dei loro abiti! I poveri pescatori le aprirono, traendo fuori e mostrando la nuova ricchezza in mezzo ai mercanti. Nella palma della mano di uomini ti posero come una medicina di vita. Gli apostoli del simbolo videro la tua risurrezione sulla riva del mare. E sulla riva del lago, gli apostoli di verità videro la risurrezione del Figlio del tuo Creatore. Con te e col tuo Signore, il mare e il lago sono stati ornati!". Gli Inni sula perla rispecchiano chiaramente la teologia di Efrem, che ha un carattere fortemente apofatico. Per Efrem il cammino verso il mistero di Dio non sono le sottili disquisizioni, bensì la rivelazione trasparente dei misteri. "E pur volendo chiedere se ha ancora altri simboli, la perla non ha bocca, perché io possa ascoltarla, e neppure orecchie, perché possa ascoltarmi. O perla, priva di sensi, presso cui ho acquisito sensi del tutto nuovi".

di Archimandrita Manel Nin o.s.b

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