venerdì 6 novembre 2009

Ritiro Spirituale

Dal giorno venerdì 6 Novembre al giorno 8, si svolgeranno presso il Pontificio Collegio Greco tre giornate di ritiro spirituale rivolte alla comunità del collegio.
Le Giornate saranno guidate dal P. spirituale del collegio Rev. Don Natale Loda.

Programma:

6 novembre


19.00 Conferenza

20.00 Cena

21.00 Apodipnon



7 novembre


7.30 Divina Liturgia

9.30 Conferenza

12.30 Ora Sesta

13.00 Pranzo

17.00 Conferenza

19.00 Vespro

20.00 Cena

21.00 Incontro



8 novembre


7.30 Orthros e Divina Liturgia

10.00 Conferenza

martedì 3 novembre 2009

Piccola Paraclisis alla Madre di Dio


Tutte le liturgie delle Chiese cristiane hanno un senso catechetico / mistagogico molto chiaro Questo fatto viene sottolineato fortemente nelle liturgie dell'Oriente cristiano, e in modo speciale nelle liturgie di tradizione bizantina: la liturgia è un maestro nella fede dei fedeli, essa è possiamo dire impregnata di elementi che li istruiscono nelle verità della fede. Questa dimensione mistagogica e catecheti­ca la troviamo nei testi liturgici, sia quelli biblici che quelli eucologici, nello stesso svolgimento delle celebra­zioni, nel ciclo liturgico -anno liturgico-, nell'iconografia, ­nell’ ar­chitettura.
In modo particolare questa catechesi della liturgia la troviamo nelle celebrazioni della Madre di Dio, di Colei che accolse nel suo grembo il Verbo eterno di Dio. La presenza della Madre di Dio scandisce i diversi momenti dell’anno liturgico delle Chiese bizantine; l’anno liturgico bizantino ha inizio il 1° settembre, e la prima grande festa è quella dell’ 8 settembre cioè la Nascita della Madre di Dio; poi lo stesso anno liturgico si chiude con la festa del 15 agosto cioè la Dormizione della Madre di Dio. Questo ci indica che tutto il mistero di Cristo che celebriamo nell’anno liturgico ha inizio con la nascita di Maria, e si chiude con la sua morte e glorificazione piena nella gloria.

L’amore e la venerazione per la Madre di Dio è l’anima della pietà delle Chiese cristiane, sia quelle di Oriente che quelle dell’Occidente, è il cuore che riscalda e vivifica la vita della comunità cristiana. L’Oriente cristiano, fin dall’inizio, ha contemplato la Vergine sempre inscindibilmente inserita nel mistero del Verbo incarnato. Le Chiese di Oriente, rivolgendosi alla Madre di Dio, sanno di rivolgersi insieme a Gesù Cristo, così anche come lo vediamo nell’iconografia orientale -ed in quella occidentale almeno fino al XII sec.- che la Madre è sempre accanto al Figlio: come Madre della tenerezza che mostra Colui che ci fa presente la tenerezza di Dio stesso; oppure come Regina che ci porta al Re; o ancora come Interceditrice presso il suo Figlio. Vediamo quindi il carattere cristocentrico delle feste della Madre di Dio; i titoli dati a Maria sono sempre in riferimento a Cristo: Colei che ha concepito la Saggezza e il Verbo di Dio... colei che ha nutrito col suo latte Colui che nutrisce l'universo... tabernacolo immacolato della vera luce... libro vivente di Cristo, sigillato col sigillo dello Spirito... trono, palazzo e sede del Re... Madre dell'Agnello e del Buon Pastore... Le feste dei santi anche sottolineano l'opera di Cristo nei suoi servi, la configurazione di essi al loro modello.

L’ufficiatura della Paraclisis è, assieme all’Inno Akathistos, una delle celebrazioni più conosciute e popolari nell’Oriente bizantino. L’ufficiatura della Paraclisis, dal termine greco para,klhsij che significa “supplica”, “invocazione”, “consolazione”, è una preghiera della tradizione bizantina indirizzata alla Madre di Dio, preghiera che viene fatta nei monasteri, nelle parrocchie e anche dai singoli fedeli in momenti speciali di difficoltà o malattia, o anche in determinati periodi dell’anno liturgico, specialmente nella prima metà del mese di agosto, nella cosiddetta “Piccola Quaresima della Madre di Dio”, cioè il periodo di 14 giorni che precede la solennità della Dormizione della Madre di Dio.

Sono arrivate fino a noi due formulari della Paraclisis: il Piccolo Cànone della Paraclisis, composta da un monaco di nome Teosterico all’inizio del IX secolo; e poi il Grande Cànone della Paraclisis, composto all’inizio del XIII secolo dall’imperatore Teodoro II. C’è anche un’altra tradizione che attribuisce questo nostro testo a San Giovanni Damasceno.

L’ufficiatura della Paraclisis ha come struttura quella del mattutino bizantino, con la riduzione di alcune delle sue parti: inizia con la benedizione sacerdotale, seguita nel periodo pasquale del tropario cioè del canto proprio di Pasqua: Cristo è risorto dai morti; con la morte ha vinto la morte e a quelli dei sepolcri ha fato dono della vita. Segue la recita di due salmi, il 142 ed il 50, ed il canto delle nove odi della Paraclisis -odi che in pratica sono otto. Dopo l’ode sesta c’è la proclamazione del Vangelo -la pericope della Visitazione- seguito dal canto di alcune strofe -tropari- chiedendo l’intercessione e l’aiuto della Madre di Dio, e quindi la preghiera sacerdotale “Salva o Dio il tuo popolo..”, in cui il sacerdote chiede al Signore, per l’intercessione della Madre di Dio, di tutti i santi, di salvare, di benedire il suo popolo, di guardarlo nella misericordia e nella benignità. L’accenno, in questa preghiera, alla Croce preziosa, vittoriosa, vivificante, alla Madre di Dio, a tutti i santi, collega in un modo molto bello ed allo stesso tempo molto concreto, la Chiesa del cielo e quella della terra. L’ ufficiatura prosegue poi con le odi restanti, cioè la settima, l’ottava e la nona. Dopo la terza e la sesta odi e alla fine della celebrazione, il sacerdote canta diverse litanie in cui fa memoria di tutta la Chiesa e specialmente di coloro per cui si prega in modo più concreto. La celebrazione si conclude con le preghiere finali, la venerazione dell’icona della Madre di Dio da parte di tutti e di nuovo il canto del tropario pasquale.

L’Oriente cristiano, fin dall’inizio, ha contemplato la Vergine sempre inscindibilmente inserita nel mistero del Verbo incarnato, nel mistero del suo Figlio. Questo lo vedremo specialmente lungo le odi della Paraclisis. Questo fatto, facendo una rapida lettura del testo, lo troviamo nei titoli dati a Maria: Madre di Dio; Vergine; Madre del Verbo incarnato; Vergine e Madre divina; titoli questi in rapporto alla sua divina maternità, oppure altri titoli legati alla sua funzione, luogo, nel mistero della redenzione: Potente interceditrice; baluardo inespugnabile; fonte di misericordia; rifugio del mondo; causa di letizia; fonte di incorruttibilità; torre di sicurezza; porta di penitenza.

Maria, la Madre di Dio, accanto al Verbo incarnato; Maria, la Madre di Dio, accanto anche al mistero della Chiesa, al mistero dell’uomo. Lungo le nove odi del cànone della Paraclisis troviamo la voce dell’uomo oppresso dalle angosce, uomo che trova nella Madre di Dio il rifugio, la pacificatrice, la liberatrice, per mezzo di Cristo, nel mistero di Cristo; la voce dell’uomo turbato e perso condotto da Maria al porto che è lo stesso Cristo; l’uomo ancora oggetto della misericordia divina per mezzo della Madre di Dio; l’uomo rallegrato da Colei che genera Colui che è la gioia del mondo, Cristo. Quest’uomo viene salvato quindi da Dio per l’incarnazione del Verbo nel seno di Maria.


P. Manel Nin



giovedì 29 ottobre 2009

Cipro: Il Dialogo Cattolico-Ortodosso progredisce sulla via giusta

Si è tenuta a Paphos di Cipro (16-23 ottobre 2009) la XI sessione plenaria della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Il tema affrontato è stato: "Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio". Riportiamo un articolo di Mons. Eleuterio F. Fortino apparso su L'Osservatore Romano del 26-27 ottobre 2009:

A Cipro, nella storica città di Paphos, dove ha predicato S. Paolo, si è tenuta la XI Sessione Plenaria della «Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme». La nuova fase iniziata con la IX Sessione di Belgrado (2006) procede a passo lento su una via irta all'interno della decisiva tematica di questa fase su "Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: cattolicità e autorità nella Chiesa". Fondandosi sul documento che su questo tema era stato pubblicato a Ravenna nella X Sessione Plenaria (2007), e su mandato di questa, l'attuale Sessione Plenaria (Paphos, Cipro, 16-23 ottobre 2009) ha cominciato ad affrontare il tema de "Il vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio". La Commissione si è avviata così a discutere la questione centrale del contenzioso storico fra Oriente e Occidente. Nel momento attuale si cerca di individuare una oggettiva identificazione della problematica coinvolta nell'argomento per poter tentare una comune ermeneutica che aiuti a far raggiungere una sostanziale convergenza sulle conseguenze dottrinali.


Preparazione
La Commissione a Cipro ha lavorato su un progetto elaborato dopo la sessione di Ravenna seguendo il metodo di preparazione concordato all'inizio delle attività di questa Commissione (Patmos-Rodi 1980). Nella prima parte del 2008 hanno lavorato due sottocommissioni miste con il compito di raccogliere gli elementi storici più attinenti al periodo in esame. Quindi si è incontrato il Comitato Misto di Coordinamento (Elounda, Creta, 27 settembre - 4 ottobre 2008) che ne ha elaborato la sintesi organica come progetto di discussione sottoposto alla Sessione Plenaria di Cipro. Tanto la ricerca delle sottocommissioni quanto la sintesi del Comitato di Coordinamento hanno avuto presente l'orientamento concordato a Ravenna il quale rilevava che "conciliarità e autorità sono interdipendenti" e che tanto a livello diocesano, quanto regionale, quanto a livello universale vi è un prōtos-primus (vescovo, metropolita o patriarca, vescovo di Roma). Il documento, entrando più direttamente nella problematica del prōtos a livello universale, afferma che "Entrambe le parti (cattolici e ortodossi) concordano sul fatto che Roma, in quanto Chiesa che presiede nella carità occupava il primo posto nella taxis e che il vescovo di Roma era pertanto il prōtos tra i patriarchi" (Ravenna n. 41 ). Alla conclusione di quel documento si sottolinea l'importanza di questo risultato raggiunto e i membri della Commissione si dicono convinti che la dichiarazione citata "fornisce una solida base per la discussione futura sulla questione del primato a livello universale" (Ravenna n. 46).


La sessione di Cipro
La XI Sessione sul tema "Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio" si è concentrata sull'esame di alcune significative testimonianze storiche sul ruolo avuto dal vescovo di Roma in quell'epoca. In realtà questi elementi sono alla base della dichiarazione del documento di Ravenna e toccano varie tematiche come: la Chiesa di Roma nella comunione delle Chiese, il rapporto del vescovo di Roma con S. Pietro, il ruolo esercitato dal vescovo di Roma in tempi di crisi (arianesimo, monofisismo, monotelismo, iconoclasmo), ma anche alcune decisioni dei Concili ecumenici tanto nei confronti di Roma quanto del Patriarcato di Costantinopoli. Si dovrà anche affrontare i fattori non teologici che hanno influito sulla mentalità e sulle strutture ecclesiali come l'idea dell'impero romano, il trasferimento della capitale a Costaninopoili ed il declino dell'impero in Occidente, le difficoltà di comunicazione create dall'Islam fra est e ovest, la creazione dell'impero di Carlo Magno, la progressiva reciproca ignoranza, il mutuo allontanamento pratico e alcuni atteggiamenti polemici. L'esame della materia implicata richiederà uno studio prolungato. Per il momento la Commissione ha affrontato gli elementi iniziali partendo dalla predicazione di Pietro e Paolo a Roma, del loro martirio e delle loro tombe e proseguendo attraverso i Padri apostolici: testimonianze importanti sono la Lettera della Chiesa di Roma ai cristiani di Corinto, lettera attribuita a Papa Clemente per la riconciliazione dei fedeli di Corinto con i loro presbiteri, la Lettera di S. Ignazio di Antiochia che indica Roma come la Chiesa che "presiede nella carità" (prokathēmenē tēs agapēs), l'affermazione di S. Ireneo secondo cui ogni Chiesa deve concordare (convenire) con essa, a causa della sua origine e della sua grande autorità (propter potentiorem principalitatem), così come la vertenza sulla data di Pasqua tra Aniceto e Policarpo, Victor e i vescovi dell'Asia, il pensiero di Cipriano e così via. Per tutti gli elementi che si riferiscono al tema e che si prendono in esame va concordata l'esatta identificazione ed una desiderabile e possibile comune interpretazione. Lo studio pertanto è esigente e delicato e sarà continuato nella prossima sessione plenaria del prossimo anno. La discussione avuta nella sessione di Cipro dovrebbe facilitare un percorso più spedito nel prossimo stadio.



I partecipanti
Erano presenti venti delegati da parte cattolica con alcune assenze a causa di impegni nel Sinodo dei Vescovi per l'Africa o per ragioni di salute. Ventiquattro delegati ortodossi rappresentavano tutte le Chiese ortodosse ad eccezione del Patriarcato di Bulgaria. Il comunicato rilasciato alla conclusione della riunione presenta l'elenco secondo la taxis delle Chiese ortodosse: Patriarcato Ecumenico, quindi i Patriarcati di Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, di Mosca, di Serbia, di Romania , di Georgia, le Chiese autocefale di Cipro, di Grecia, di Polonia, di Albania, e delle Terre di Cechia e di Slovacchia. Veniva ricomposta sostanzialmente la completezza della rappresentanza ortodossa con la partecipazione del Patriarcato di Mosca che a Ravenna aveva abbandonato la sessione a causa della presenza dei rappresentanti della Chiesa di Estonia, invitata dal Patriarcato Ecumenico in quanto Chiesa autonoma, non però riconosciuta dal Patriarcato di Mosca. La vertenza è stata risolta nell'incontro dei Primati delle Chiese ortodosse che, su invito del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, ha avuto luogo al Fanar (12 ottobre 2008) in cui si è concordato di invitare solo e tutte le Chiese autocefale.I lavori della Commissione Mista sono stati diretti dai due co-presidenti, il Cardinale Walter Kasper da parte cattolica e dal Metropolita di Pergamo, Ioannis Zizoulas, da parte ortodossa, assistiti dai due co-segretari il metropolita Gennadios di massima (patriarcato Ecumenico) e Mons. Eleuterio F. Fortino (Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani).


La preghiera
Durante la sessione cadeva una domenica, il 18 ottobre. Il sabato pomeriggio la delegazione cattolica ha concelebrato la Messa nella chiesa cattolica della Santa Croce a Nicosia. Vi ha preso parte anche il Parroco e l'Incaricato di Affari della Nunziatura Mons. Paolo Borgia. Come al solito vi presenziava l'intera delegazione ortodossa. La concelebrazione era presieduta dal Cardinale Walter Kasper che ha tenuto l'omelia sulla pericope evangelica del giorno. Ha aggiunto un fervido ringraziamento alla Chiesa ortodossa di Cipro per l'ospitalità offerta alla Commissione e ha chiesto la preghiera per i lavori della Commissione accennando al tema in discussione in questi termini:"Nell'ultimo documento pubblicato dalla nostra Commissione due anni fa, abbiamo affermato che vi può essere un primo, un protōs come si dice in greco, o come in latino noi diciamo primate, in ogni livello della vita della Chiesa. Pertanto il primato non è cosa proibita o impropria nella vita della Chiesa. In questo incontro noi ci chiederemo cosa ciò significhi per il vescovo di Roma". La chiesa della Santa Croce è al limite tra la parte greca dell'isola e la parte occupata dai turchi (37% del territorio complessivo dell'isola). La divisione dell'isola e l'esigenza di porvi rimedio è stata più volte e in diverse circostanze ribadita dalle autorità della Chiesa ortodossa, ed in modo forte dallo stesso Arcivescovo S.B. Chrysostomos.La domenica mattina ha avuto luogo la concelebrazione dei membri ortodossi della delegazione. La Divina Liturgia, nella chiesa di Phaneromèni, sempre a Nicosia, è stata presieduta da S.B. Chrysostomos, primate della Chiesa di Cipro. Era presente al completo la delegazione cattolica della Commissione. L'Arcivescovo riferendosi "con senso di responsabilità verso il mondo cristiano" al fatto che "la Chiesa di Cipro, la più antica d'Europa" ospitava quest'anno il dialogo tra ortodossi e cattolici, affermava: "Questo dialogo teologico è il più importante nel contesto dei dialoghi teologici ufficiali tra la Chiesa ortodossa e gli altri cristiani, che sono coordinati dal Patriarcato Ecumenico". Ha ricordato l'importanza della preghiera per il dialogo e, rivolgendosi direttamente, contestava "quel piccolo segmento di ortodossi" che, mal fondandosi su canoni letti fuori contesto, rifiutano la preghiera comune. Ha invocato lo Spirito Santo sui lavori della Commissione. La sessione è stata chiusa con i vespri della festa di S. Giacomo apostolo nella cattedrale di Paphos dallo stesso Arcivescovo.


L'accoglienza
La Commissione è stata ospitata con grande generosità e spirito di calorosa fraternità dalla Chiesa ortodossa di Cipro. È stata ricevuta nel palazzo arcivescovile, dove S.B. Chrysostomos ha offerto un pranzo. La Commissione ha visitato il museo arcivescovile di straordinarie icone. Una delegazione ha fatto visita al Presidente della Repubblica. Tutti i membri sono stati accompagnati a visitare alcuni monasteri con antiche icone e affreschi bizantini.È stato pure registrato un piccolo episodio di segno contrario. Un limitato gruppo di una diecina di persone il primo giorno dell'incontro si è appostato davanti all'albergo con striscioni di protesta contro il dialogo considerato come rischio di tradimento da parte dei membri ortodossi e di cedimento alle pretese dei cattolici. Le autorità ortodosse, l'Arcivescovo di Cipro e il Metropolita di Paphos, hanno duramente condannato l'evento e minacciato di sanzioni canoniche i chierici che vi hanno preso parte. Il comunicato della sessione rilasciato a conclusione dell'incontro riporta che i membri ortodossi nel loro incontro del primo giorno "hanno discusso tra l'altro le reazioni negative al dialogo da alcune frange ortodosse, e unanimemente le hanno considerate totalmente infondate e inaccettabili, dando false e ingannevoli informazioni. Tutti i membri ortodossi della Commissione riaffermano che il dialogo continua con la decisione di tutte le Chiese ortodosse e sarà continuato con fedeltà alla verità e alla Tradizione della Chiesa".Quasi contemporaneamente la Chiesa di Grecia prendeva posizione contro le frange critiche all'ecumenismo. L'Assemblea della Gerarchia, nella riunione del 16 ottobre 2009, dichiarava: "Il dialogo bisogna che sia continuato, però nell'ambito della normativa ecclesiologica e canonica ortodossa, sempre poi in accordo con il Patriarcato Ecumenico, come con decisione pan-ortodossa è stato stabilito. I rappresentanti della nostra chiesa in questo dialogo hanno chiara conoscenza della teologia ortodossa, dell'ecclesiologia e della Tradizione ecclesiastica".




Prossima sessione
La discussione sulla bozza preparata dal Comitato Misto di Coordinamento sarà continuata nella prossima sessione plenaria del prossimo anno. È stato deciso che la sessione avrà luogo dal 20 al 27 settembre 2010 a Vienna, ospitata dall'Arcivescovo, il Cardinale Christoph Schőnborn. Così questo importante dialogo procede a passo lento, ma sempre orientato alla mèta della piena comunione come concordato nel documento preparatorio per l'avvio del dialogo fra cattolici e ortodossi (Besa)



L'Osservatore Romano - 26-27 ottobre 2009

mercoledì 28 ottobre 2009

Il cardinale Kasper: piccoli passi avanti nel dialogo con gli ortodossi

Il dialogo tra cattolici e ortodossi va avanti. Questo il risultato dell'undicesima riunione della Commissione Congiunta Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, svoltasi nei giorni scorsi a Cipro sul tema cruciale del ruolo del Vescovo di Roma. Philippa Hitchen ha intervistato il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, co-presidente della Commissione:


R. - A Cipro abbiamo avuto un'accoglienza veramente molto calorosa, sia da parte dell'arcivescovo di Cipro sia da parte dell'arcivescovo di Paphos, dove San Paolo annunciò il Vangelo; anche i rapporti tra i membri cattolici e ortodossi della Commissione sono stati molto buoni, amichevoli, sereni. Noi abbiamo discusso una questione molto, molto complessa, un tema che ha un peso emotivo da molti secoli: il ruolo del Vescovo di Roma nella comunione universale della Chiesa del primo millennio. Abbiamo fatto piccoli passi avanti nella giusta direzione. Sì, proprio perché è una questione delicata, i passi sono piccoli e lenti. Quello che è importante, però, è che - nonostante manifestazioni contrarie che ci sono state da parte di alcuni esponenti, soprattutto della Chiesa di Grecia - tutti i rappresentanti ortodossi sono stati decisi e determinati nel continuare il dialogo. Così, ci incontreremo l'anno prossimo a Vienna.


martedì 27 ottobre 2009

LA COMMISSIONE CATTOLICO-ORTODOSSA ANALIZZA IL RUOLO DEL VESCOVO DI ROMA

In una riunione a Cipro tra le proteste dei radicali

di Jesús Colina

PAPHOS (Cipro), venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La riunione della Commissione Congiunta Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, svoltasi dal 16 al 23 ottobre a Paphos (Cipro), ha fatto passi avanti nella riflessione comune sull'argomento decisivo per ritrovare l'unità: il ruolo del Vescovo di Roma.

L'ambiente cordiale della riunione è stato alterato dalle manifestazioni di protesta di alcuni radicali ortodossi contro il dialogo con la Chiesa cattolica. Di fronte alla violenza delle protesta, la Polizia di Cipro ha arrestato quattro cittadini e due monaci del Monastero di Stavrovuni, secondo quanto ha confermato Amen.gr.

Un comunicato congiunto inviato dagli organizzatori dopo la riunione conferma che nell'incontro si è andati avanti nella redazione di un documento congiunto sul tema "Il ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio".

Il documento si basa su una "bozza preparata dal Comitato Congiunto di Coordinamento, che si è riunito a Elounda (Creta, Grecia) lo scorso anno".

"Durante questa plenaria, la Commissione ha preso in considerazione e ha emendato la bozza del Comitato Congiunto di Coordinamento, e ha deciso di completare la sua opera sul testo il prossimo anno, convocando un altro incontro della Commissione Congiunta", segnala la nota.

Il documento risponde alla richiesta rivolta da Giovanni Paolo II nella sua Enciclica "Ut unum sint" sull'"impegno ecumenico" (25 maggio 1995), in cui proponeva di "trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova" (n. 95).

Ciò, aggiungeva, è possibile perché "per un millennio i cristiani erano uniti dalla fraterna comunione della fede e della vita sacramentale, intervenendo per comune consenso la sede romana, qualora fossero sorti fra loro dissensi circa la fede o la disciplina".

Lo stesso Papa ha invitato a cercare, "evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri".

Alla riunione hanno partecipato 20 membri cattolici ed erano rappresentate tutte le Chiese ortodosse, con l'eccezione del Patriarcato di Bulgaria.

La Commissione ha lavorato sotto la direzione dei suoi due co-presidenti, il Cardinale Walter Kasper e il Metropolita Ioannis Zizioulas di Pergamo.

Sabato 17 ottobre i co-presidenti e altri partecipanti, tra i quali il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, sono stati ricevuti al Palazzo Presidenziale dal Presidente di Cipro, Dimitris Christofias, che ha espresso la speranza che questo importante dialogo continui in un mondo ancora diviso, come la stessa Cipro, e ha porto i suoi auguri per il progresso sulla via della comunione tra le due Chiese in futuro.

Secondo quanto si è spiegato nel comunicato finale, i rappresentanti ortodossi "hanno discusso tra le altre cose le reazioni negative al dialogo da parte di certi circoli ortodossi, e le hanno unanimemente ritenute infondate e inaccettabili, dicendo che diffondono informazioni false e fuorvianti".

"Tutti i membri ortodossi della Commissione hanno ribadito che il dialogo continua per decisione di tutte le Chiese ortodosse e viene perseguito con fedeltà alla Verità e alla Tradizione della Chiesa".

Secondo Amen.gr, il rappresentante stampa della Polizia, il Commissario superiore Michele Katsunotos, ha dichiarato che gli arrestati erano entrati e avevano occupato la cappella di San Giorgio, che si trova nella sede di Paphos, dove si sono svolti i lavori della Commissione Mista.

Precedentemente si era recato alla cappella il Metropolita di Paphos Giorgio, accompagnato da un gruppo di poliziotti per dissuadere i manifestanti.

Da parte loro, aggiunge il comunicato, i rappresentanti cattolici hanno considerato la bozza sul primato del Vescovo di Roma "una buona base per il nostro lavoro" e hanno confermato "l'intenzione di portare avanti il dialogo con fiducia reciproca, in obbedienza alla volontà del Signore".

La Commissione Mista, istituita da Papa Giovanni Paolo II e dal Patriarca ecumenico Demetrio I a Istanbul il 30 novembre 1979, festa di Sant'Andrea (patrono di Costantinopoli), ha iniziato il suo operato nel 1980 e ha ripreso i lavori nel 2006 dopo una parentesi di sei anni dovuta ad alcune divergenze.

Tratto da: www.zenit.org

lunedì 26 ottobre 2009

Momenti della Divina Liturgia di San Giacomo



Il Vima posizionato all'esterno del Santuario





Inizio della Liturgia






Il Diacono recita le litanie




Momenti della D. Liturgia






27 Ottobre memoria di S. Nestore martire

S. Demetrio benedice Nestore

Il martire Nestore era della città di Tessalonica, sotto l'impero di Massimiano. Essendo cristiano, si recava presso S. Demetrio, nel luogo dove egli era solito andare ad insegnare ed imparava da lui più accuratamente la parola di verità. Quando Massimiano capitò a Tessalonica per presenziare i giuochi nell'ippodromo, vi era là un uomo pagano, di nome Lieo, un lottatore di gran mole e fortissimo, che aveva ucciso nel teatro molti, quanti a lui si erano opposti in combattimento. Nestore, avendo visto ciò, pieno di zelo divino, anche perche Massimiano aveva sfidato chiunque a combattere e vincere contro Lieo, corse verso S. Demetrio, si consigliò con lui intorno alla cosa e, da lui incoraggiato, mediante la potenza di nostro Signore Gesù Cristo, uccise con la spada Lieo. L'imperatore montò in furia per questo e fece decapitare Nestore. E così morendo vinse il diavolo e Lieo.


IL PONTIFICIO COLLEGIO GRECO NEL CONTESTO DI RIFORMA DI GREGORIO XIII

Dalla tesi dal titolo “Il Pontificio Collegio Greco (1577) e il suo influsso per le raffigurazioni pittoriche a Roma, nei secoli XVII-XIX” presentata all’Università Gregoriana da Nicola Miracco Berlingieri, riportiamo la premessa del capitolo “Gregorio XIII e il Pontificio Collegio Greco” su riforma e restaurazione cattolica di Gregorio XIII.



Il Papa dedicò tutta la sua energia alla riforma e alla restaurazione cattolica, chiamando in causa la Compagnia di Gesù che, all’istruzione e all’educazione aveva dedicato la sua particolare attenzione. Egli riconobbe i pregevoli servizi che la Compagnia svolgeva in questo


campo, così come in quello della vita pastorale e delle missioni, e anche nel progressivo rinnovamento della Chiesa. In maniera speciale Gregorio XIII rivolse la sua grande magnanimità nei loro confronti, come si può notare, rivolgendo uno sguardo alla storia dei vari


Collegi fondati a Roma. Il Collegio Germanico, il cui scopo era l’educazione di degni e dotti sacerdoti per la preservazione della fede cattolica in Germania, era sorta dall’animo intraprendente ed energetico di S. Ignazio di Loyola. Fu decisiva la posizione del cardinale Ottone Truchsess, che seppe esporre al Papa l’importanza di tale istituzione voluta dal Loyola per la conservazione e la restaurazione della religione cattolica in Germania. Gregorio XIII non solo decise di restaurare il Collegio, ma di ampliarlo in maniera grandiosa.


Nell’agosto del 1573 i nunzi ricevettero l’incarico di cercare in Germania gli studenti adatti per il Collegio Germanico, poiché il papa voleva far aumentare il numero degli alunni. Il 6 agosto di quell’anno venne eseguita la bolla della nuova erezione del Collegio. Il rapido fiorire di questo Collegio convinse Gregorio XIII a seguire il consiglio del gesuita Szantò e del cardinale Santoro di erigere nel 1578 anche un Collegio per l’Ungheria. Inizialmente egli concesse al nuovo Collegio la chiesa di S. Stefano Rotondo e la chiesa di S. Stefano re presso S. Pietro, insieme all’ospizio per i pellegrini ungarici. Poiché raccogliere altri mezzi per la conservazione di questo istituto non era possibile, stabilì di unirlo al Collegio Germanico. Ciò avvenne con bolla datata al 13 aprile 1580, in seguito alla quale i due seminari resteranno uniti fino ai giorni nostri. La terribile situazione in cui erano caduti i cattolici inglesi a causa della sanguinosa persecuzione da parte della Regina Elisabetta, aveva spinto William Allen, rifugiatosi in Francia, a fondare nel 1568 in Douai un seminario per sacerdoti missionari inglesi. Gregorio


XIII concesse a questo istituto un cospicuo sussidio annuo, ma non contento di ciò, egli decise di fondare a Roma un simile collegio. Poiché dal 1578 alcuni alunni del seminario si erano trasferiti a Roma nell’antico ospizio dei pellegrini inglesi, il Papa con bolla del 23 aprile 1579 designò quest’ospizio come dimora del nuovo Collegio, sottoponendolo all’immediata sorveglianza della S. Sede. Sempre a Roma egli fondò anche un Collegio per i Maroniti del Libano e uno per gli Armeni: un altro nel 1577, sotto consiglio di S. Filippo Neri, per i giovani


che dal giudaismo e dall’Islam si erano convertiti al cristianesimo. Gregorio XIII, animato da questa profonda indole che lo aveva portato all’istituzione di questi Collegi, decise di intervenire anche per aiutare il Collegio Romano, la cui dimora era pericolante e per di più era molto indebitato. I debiti furono da lui cancellati, gli fu data una sicura dotazione, inoltre fece erigere, in proporzioni grandiose, un nuovo edificio, ad opera di Bartolomeo Ammanati, provvedendone egli stesso alla benedizione avvenuta il 28 ottobre del 1585. In occasione della posa prima pietra furono eseguiti venticinque temi in varie lingue come segno della destinazione mondiale del Collegio Romano, che sotto la direzione dei padri Gesuiti doveva essere un istituto di cultura filosofica e teologica per tutte le nazioni del mondo. Nella sala di ricevimento fu innalzata in una nicchia una grande statua di marmo del Papa fondatore, che eleva la mano destra in atto di benedire. L’iscrizione lo celebra come il fondatore e il padre del


Collegio Romano e, quale interesse egli avesse per l’istituto lo dimostra il fatto che assistette personalmente alle prime lezioni del giovane Francesco Suarez. Una biblioteca scelta, più tardi anche un pregevole museo e una celebre specola, compì la fondazione dell’Universitas Gregoriana, che ricevette il diritto di concedere i gradi accademici in filosofia e teologia. Il numero degli studenti dell’università aumentò velocemente e, insieme agli studenti dell’ordine Gesuitico, ricevettero l’istruzione anche gli alunni del Collegio Germanico-Ungarico, dell’Inglese e quelli del Seminario Romano. Egli che amava i suoi Collegi, nel 1579 visitò personalmente tutti quelli di Roma, che aveva consolidato dotandoli di rendite di abbazie estinte. Non deve meravigliare, a questo punto, che la cosa non piacesse a qualcuno dei membri della curia, che non risparmiò le critiche nei suoi confronti. Però egli non si lasciò condizionare e, sino alla fine del suo pontificato, proseguì con nuovi progetti di istituti per la cultura degli ecclesiastici. Così egli pensò alla fondazione di una casa di Gesuiti con il seminario in Lussemburgo, all’erezione di un collegio per accogliervi studenti tedeschi a Bologna, alla fondazione di un collegio irlandese a Roma e alla creazione di un simile istituto a Lecce o a Bari, per l’istruzione di studenti albanesi e serbi. Così come, sull’esempio del Collegio Germanico, voleva istituire un simile istituto per la Nazione della Polonia.


Tratto da “ Besa / Fede” , Roma Circolare Ottobre 2009