
martedì 16 febbraio 2010
La Quaresima

lunedì 15 febbraio 2010
Orario delle Celebrazioni della Grande Quaresima
lunedì 8 febbraio 2010
La chiesa di Santo Stefano a Soleto

La chiesa di Santo Stefano a Soleto è il titolo di un bel volume di André Jacob e Michel Berger, edito da Argo Editrice (Lecce 2007, pp. 150, formato 24x30, pc euro 30,00) Con questo titolo l’Editore inaugura la collana “Terra d’Otranto bizantina”, diretta da André Jacob, destinata a un pubblico desideroso di accostarsi al tesoro, spesso sconosciuto, dell’arte e della cultura bizantina nella nostra regione, ma anche offrire agli specialisti i materiali indispensabili per approfondire le loro ricerche. La collana si articolerà i due serie: la prima, in quarto, pubblicherà i principali monumenti bizantini del Salento, affidando ogni monografia a studiosi di fama; la seconda, in ottavo, ospiterà le fonti letterarie e documentarie medievali della Terra d’Otranto e delle aree confinanti, insieme a saggi dedicati ai molteplici aspetti della realtà del Salento bizantino. Ora in preparazione, Argo Editrice prevede come prossime uscite l’edizione italiana (finalmente!) del celebre Nikolaos-Nektarios von Otrato, Abt von Casole, di J. M. Hoeck e R. J. Loenertz, sulla grande storia dell’abbazia di San Nicola di Casole e del suo più noto abate; seguiranno, ancora a cura di Berger e Jacob, La chiesa di San Pietro a Crepacore e i suoi affreschi (in agro di Oria) e La Cripta delle sante Marina e Cristina a Carpignano. Ma torniamo al volume ancora fresco di stampa. Dopo la premessa e l’introduzione, i suoi vari capitoli trattano diffusamente della chiesa (datazione, architettura e programma iconografico) e dei vari cicli pittorici ospitati sul pareti interne, sulla controfacciata ,e il Coro dei Santi, per poi approfondire il significato storico e artistico del monumento, come sintesi teologica e liturgica tra tradizione e innovazione, tra XIV e XV secolo, con sullo sfondo la possente personalità di Raimondello Orsini Del Balzo, in questa ‘sua’ chiesa ritratto in abito di terziario francescano. Seguono, a mo’ di integranti appendici, le tavole (schema prospettico e vedute d’insieme dei cicli pittorici, numerati e con didascalia), l’elenco delle illustrazioni (più di sessanta, a colori), un utilissimo glossario, la bibliografia e un indice dei nomi e delle cose citate. Un monumento complesso, la chiesa di Santo Stefano a Soleto, ultimo anello di una catena di espressioni culturali della comunità greca di Terra d’Otranto alla fine del Medioevo, ma anche efficace e realistico spaccato della vita religiosa e sociale di una cittadina salentina agli albori del Rinascimento: vi si rispecchia – come sarebbe accaduto anche per altri centri del Salento se il tempo non ne avesse distrutto quasi ogni analoga testimonianza – il disperato tentativo di ribadire la propria identità, affermare la propria cultura, in un mondo che rapidamente cambiava, all’interno del regno di Napoli e sull’altra sponda del Canale d’Otranto. Ringraziamo i due Autori del libro, noti e insuperati bizantinisti di fama internazionale, per averci offerto un primo risultato dei loro pazienti, diuturni studi sulle fonti della nostra storia: un volume tanto scientifico, quanto piacevole ed elegante, dal quale acquisiamo conoscenze e stimolanti ‘scoperte’, e grazie al quale – forse poco scientificamente ma certo molto umanamente – possiamo sognare ‘ad occhi aperti’ il nostro passato che, comunque, sempre ci portiamo dentro.
Edizione Argo Editrice.
di Giuseppe Barberi in "Eco Idruntina"
sabato 6 febbraio 2010
..ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli...
Sentendo le frasi di Gesù sull’ultimo giudizio (Mt 25, 31-46) facilmente ci si mette a pensare ai problemi sociali, ai poveri del mondo, agli svantaggiati, disperati, cioè a tutti i bisognosi. Pensando così di errato non si andrebbe. Un piccolo ‘però’ c’è comunque. Che Gesù non diceva che “venite, benedetti dal Padre mio perche avete dato da mangiare a tutti gli affamati, da bere a tutti gli assetati, voi, che avete accolto tutti i forestieri”.No. Dice invece: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. “A uno solo”. Perché Gesù sa molto bene che non si ama veramente, fino in fondo se non partendo dal singolo. Il mondo lo salva lui, a noi tocca “solo” amare. Il prossimo. Prima il prossimo. Perché quanto è vero come dice Giovanni che “chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”, tanto è vero che non si può amare il lontano che non si vede, se non si ama il prossimo che ci sta vicino. L’amare (pretendere di amare) il lontano, amare tutti può facilmente diventare uno scorciatoio, una scusa per non affrontare la sfida di amare il prossimo. Perché non conviene. Troppo difficile. Lo conosco troppo bene, mi conosce troppo bene, oppure è troppo sconosciuto, quindi è troppo rischioso. Troppo.. Una scusa ci sarà sempre. Ma il punto è che il prossimo da amare non si sceglie. Non ci dobbiamo illudere che quelli posti alla sinistra di Gesù sarebbero tutti per forza delle persone cattive, corrotte, malvagie. Magari potrebbero essere anche degli uomini perbene, ai quali però manca il passo più difficile: amare il prossimo. Quel prossimo. È difficile perché facciamo fatica già a riconoscerlo come tale. Con occhi offuscati da indifferenza, convenienza, pigrizia oppure paura.
di Miklos Verdes, alunno P.C. Greco
venerdì 5 febbraio 2010
Roma: La CEI e La Chiesa Italo -Albanese
“E’ stata avviata la riflessione sulla strutturazione della Chiesa Italo-Albanese in Italia: si tratta di una presenza secolare di fedeli cattolici di rito orientale, i quali fanno attualmente capo alle diocesi di Lungro in Calabria e di Piana degli Albanesi in Sicilia e all’Abbazia di S.M. di Grottaferrata, non lontana da Roma”
Il Codice dei canoni delle Chiese orientali (1990) richiede che le Chiese orientali locali siano strutturate in Chiese sui iuris .
da Besa/Fede, Roma, Circolare Febbraio 2010
mercoledì 3 febbraio 2010
S. ATANASIO
COMUNITA’ CATTOLICA BIZANTINA
Via dei Greci 46 – 00187 Roma
La Comunità di S. Atanasio ha organizzato un programma di “Iniziazione alla lettura della Lettura del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali” (CCEO), tenuto dal rev.mo prof. Natale Loda, della Pontificia Università Lateranense
Sabato 13 febbraio 2010, ore 17,30
Prima lezione su
“Il CCEO e la Chiesa (e le Chiese orientali)”

*********
Le altre due lezioni tratteranno:
“Il CCEO e i sacramenti dell’iniziazione cristiana (teologia, norme, pastorale) (13 marzo);
Il CCEO ei diritti e i doveri dei laici nella Chiesa (nelle eparchie e nella diaspora (17 aprile)
martedì 2 febbraio 2010
La festa della Presentazione del Signore
.jpg)
"Il quarantesimo giorno dopo l'Epifania è qui celebrato veramente con grande solennità". Così la pellegrina Egeria, nella seconda metà del iv secolo, ci dà testimonianza della celebrazione a Gerusalemme, nella basilica della Risurrezione, della festa dell'Incontro del Signore, con la proclamazione del vangelo di Luca (2, 22-40). La festa del 2 febbraio è una delle Dodici Grandi feste dell'anno liturgico, e così la considera Egeria paragonandola quasi alla Pasqua. Tra i secoli v e vi viene celebrata ad Alessandria, Antiochia e Costantinopoli e, alla fine del vii secolo è introdotta a Roma da un Papa di origine orientale, Sergio i, che vi introdurrà anche le feste della Natività di Maria (8 settembre), dell'Annunciazione (25 marzo) e della Dormizione della Madre di Dio (15 agosto). Con il titolo di "incontro" (hypapànte) la Chiesa bizantina in questa festa vuol soprattutto sottolineare l'incontro di Gesù con l'anziano Simeone, cioè l'Uomo nuovo con l'uomo vecchio, e l'adempimento dell'attesa di tutto il popolo di Israele rappresentato da Simeone e Anna. La festa ha un giorno prefestivo e un'ottava. L'ufficiatura del giorno, molto ricca dal punto di vista cristologico, sottolinea il mistero dell'incontro del Verbo di Dio incarnato con l'uomo, "il nuovo bambino", "il Dio prima dei secoli" - come lo cantavamo a Natale - viene incontro all'uomo. Uno dei tropari del vespro è entrato anche come canto di offertorio della liturgia romana: "Adorna il tuo talamo, o Sion, e accogli il Re Cristo; abbraccia Maria, la celeste porta, perché essa è divenuta trono di cherubini, essa porta il Re della gloria; è nube di luce la Vergine perché reca in sé, nella carne, il Figlio che è prima della stella del mattino". Nei testi dell'ufficiatura ci viene offerta tutta una raccolta di immagini bibliche applicate alla Madre di Dio con un retroterra chiaramente cristologico. Tipiche e bellissime risultano confessioni cristologiche in un costante gioco di contrasti: "Colui che portano i cherubini e cantano i serafini" eccolo "nelle braccia di Maria" e "nelle mani del santo vegliardo". E Simeone, "portando la Vita, chiede di essere sciolto dalla vita", con un riferimento conclusivo direttamente pasquale: "Lascia che io me ne vada, o Sovrano, per annunciare ad Adamo che ho visto il Dio che è prima dei secoli fatto bambino". L'ufficiatura del vespro prevede anche tre letture veterotestamentarie. La prima è tratta dai libri dell'Esodo (13) e del Levitico (12), con la presentazione e consacrazione a Dio dei primogeniti collegata alla festa della Presentazione di Gesù nel tempio il quarantesimo giorno dopo la sua nascita. Le altre due letture sono tratte dal profeta Isaia (6 e 12), con il tema della santità di Dio e della sua salvezza portata all'uomo.
La stessa icona della festa si fonda sui testi dell'Esodo, con la presentazione dei primogeniti, e soprattutto sul vangelo di Luca con l'incontro del Bambino con Simeone. L'icona mette in luce particolarmente l'incontro di Dio con l'uomo insistendo ancora una volta sul mistero dell'Incarnazione. La distribuzione iconografica è molto chiara: Gesù bambino al centro, poi ai lati, più vicini, Maria e Simeone, e poi Giuseppe e Anna. In fondo l'altare e il baldacchino che lo copre, richiamando la disposizione tipica dell'altare cristiano: baldacchino, altare ed evangeliario sopra. Bisogna sottolineare ancora la somiglianza tra Simeone e Anna, per disposizione e caratteristiche iconografiche, e Adamo ed Eva nell'icona pasquale della discesa di Cristo agli inferi: con lo stesso sguardo Simeone e Adamo, e Anna ed Eva si rivolgono a Cristo sia nell'una che nell'altra delle icone. In quella del 2 febbraio è Simeone che si china per accogliere e abbracciare Cristo; in quella della Pasqua è Cristo che si china per accogliere e abbracciare Adamo. L'icona della festa dell'Incontro diventa così preannuncio dell'altro grande incontro: quando l'Uomo nuovo, Cristo scende nell'Ade per riscattarne l'uomo vecchio, Adamo. La festa del 2 febbraio è dunque una festa dal carattere fortemente pasquale, e della risurrezione è un annunzio evidente. "Gioisci, Madre di Dio Vergine piena di grazia: da te infatti è sorto il sole di giustizia, Cristo Dio nostro, che illumina quanti sono nelle tenebre. Gioisci anche tu, o giusto vegliardo, accogliendo fra le braccia il liberatore delle anime nostre che ci dona anche la risurrezione". Questo tropario della festa, che si conclude con la frase "ci dona anche la risurrezione", riecheggia i versi conclusivi del tropario pasquale, che recita "e a coloro che sono nei sepolcri ha fatto il dono della vita". Così la festa dell'Incontro di Gesù bambino con l'anziano Simeone è la festa dell'incontro di Dio, per mezzo dell'incarnazione del Figlio, con l'umanità, con ogni uomo. Incontro che ha luogo nel Tempio, cioè nella vita ecclesiale di ogni cristiano, di ognuno di noi.
di P. Manel Nin, Rettore P.C.Greco
lunedì 1 febbraio 2010
Martedì 2 Febbraio: Presentazione di Nostro Signore Gesù Cristo al Tempio.

Ακουσον, θύγατερ, καί ίδε, και κλίνον τό ούς σου, και επιλάθου του λαού σου, καί τού οίκου του πατρός σου
Χαίρε, Κεχαριτωμένη Θεοτόκε παρθένε εκ σου γαρ ανέτειλεν ο ήλιος της δικαιοσύνης, Χριστός ο Θεός ημών, φωτίζων τους εν σκότει. Ευφραίνου και συ, πρεσβύτα δίκαιε, δεξάμενος εν αγκάλαις τον ελευθερωτήν των ψυχών ημών χαριζόμενον ημίν και την ανάστασιν.
Salve, o piena di grazia, Madre di Dio e Vergine, poiché da te spuntò il sole di giustizia, Cristo Dio nostro, illuminante coloro che giacevano nelle tenebre. Rallegrati anche tu, giusto Vegliardo, che hai ricevuto tra le braccia il Redentore delle anime nostre, che ci dona anche la Resurrezione.
Tu che hai santificato con la tua nascita il seno della Vergine ed hai benedetto come conveniva le mani di Simeone, sei venuto e hai salvato anche noi, Cristo Dio. Conserva nella pace il tuo popolo e rendi forte coloro che ci governano, o solo amico degli uomini.
In quel tempo, i Genitori portarono il bambino Gesù a Gerusalemme per offrirlo al Signore,come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”. Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.
Θεοτόκε η ελπίς, πάντων των Χριστιανών, Σκέπε, φρούρει, φύλαττε, τους ελπίζοντας εις σε. Εν νόμω σκιά και γράμματι, τύπον κατίδωμεν οι πιστοί’ πάν άρσεν το την μήτραν διανοίγον, άγιον θεω’ διό πρωτότοκον Λόγον, Πατρός Ανάρχου Υιόν, πρωτοτοκούμενον Μητρί, απειράνδρω μεγαλύνωμεν
Madre di Dio, speranza di tutti i cristiani, proteggi, difendi, custodisci coloro che sperano in te. Nella legge, ombra e lettera, noi credenti abbiamo visto la figura: ogni primogenito maschio sarà consacrato a Dio; perciò noi magnifichiamo il Verbo primogenito, il Figlio del Padre eterno, divenuto primogenito della Madre ignara di nozze.
Ποτήριον σωτηρίου λήψομαι καi τò òνομα Κυρìου ἐπικαλέσομαι. 'Aλληλούια