sabato 12 dicembre 2009

Il sinassario bizantino nella quaresima di Natale











Icona di S. Ignazio di Antiochia.


I profeti e i santi che annunciano

l'Incarnazione di Cristo

Nella tradizione bizantina a metà novembre inizia la quaresima di Natale, una preparazione fatta in un modo discreto e umile. Diverse celebrazioni ne scandiscono il percorso: il concepimento di sant'Anna; le commemorazioni di profeti, dottori, monaci, le due domeniche prima di Natale chiamate dei progenitori e dei santi Padri. La liturgia bizantina prepara l'umiliazione (kènosis) del Verbo di Dio nell'umiltà della liturgia. Nel sinassario di dicembre ricorrono la Madre di Dio, profeti, martiri, vescovi, monaci, come se la liturgia volesse radunare questi grandi cristiani - e noi con loro - per preparare e testimoniare il mistero dell'Incarnazione. La Madre di Dio è presente nella festa del concepimento di sant'Anna, "madre della Madre di Dio", che contempla la benedizione di Dio verso Gioacchino e Anna, con la divina maternità di Maria: "Una coppia di sposi produce la venerabile e divina giovenca dalla quale in modo inesprimibile procederà il vero vitello grasso, immolato per il mondo intero; lo straordinario mistero, profetizzato dall'eternità, si mostra oggi in un infante nei lombi della casta Anna: è Maria, la bimba divina, preparata per divenire dimora dell'universale Re dei secoli e per riplasmare la nostra stirpe". Cinque profeti - Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Daniele - vengono celebrati con i tre fanciulli Anania, Azaria e Misaele come coloro che hanno preannunciato l'avvento di Cristo: "Stando sulla sua divina vedetta, il venerabile Abacuc ha udito il mistero ineffabile del tuo avvento fra noi, o Cristo, e profetizza l'annuncio che si farà di te, poiché vede in anticipo i sapienti apostoli come cavalli che sconvolgono il mare delle genti numerose". Daniele e i tre fanciulli sono presentati come modelli di vita integra e di virtù, "che, non d'oro per natura, si rivelano più provati dell'oro: infatti, non li fuse il fuoco della fornace, ma li conservò illesi". E Daniele è cantato come profeta della divinità di Cristo e della divina maternità di Maria: "Si onori ora Daniele, sommo tra i profeti: egli vide infatti il Cristo Dio nostro come pietra tagliata, non per mano d'uomo, dal monte che è la pura Madre di Dio". Quattro martiri - Barbara, Lucia, Sebastiano, Bonifacio - sono ricordati in dicembre. Per Barbara la liturgia bizantina sottolinea il ruolo della croce dove la martire, come Cristo, vince la morte. E di Lucia il tropario della festa mette in evidenza la dimensione sponsale della martire, della Chiesa e dell'anima di ogni cristiano: "Te, mio sposo, io desidero, e per cercare te combatto, sono con te crocifissa e con te sepolta nel tuo battesimo; soffro con te, per poter regnare con te, e muoio per te, per vivere in te. Grandi vescovi e Padri della Chiesa - Giovanni Damasceno, Nicola di Mira, Ambrogio di Milano, Spiridione e Ignazio di Antiochia - sono radunati in questo periodo. Il Damasceno è presentato come teologo e cantore della fede: "Sapientissimo padre Giovanni, hai fatto bella la Chiesa con inni, cantando con alta ispirazione, toccando la tua cetra, o padre, per l'energia dello Spirito, a imitazione di quella armoniosissima di Davide". Di Nicola la tradizione bizantina mette in risalto la figura di taumaturgo e intercessore: "Pastori e maestri, conveniamo insieme per lodare il pastore emulo del buon pastore; i malati facendo l'elogio del medico; quelli che sono nei pericoli, del liberatore; i peccatori, dell'avvocato; i poveri, del tesoro, gli afflitti, del conforto; i viaggiatori, del compagno di viaggio; quelli che sono in mare, del nocchiero". Ambrogio, uno dei pochi Padri latini presenti nel sinassario bizantino, è presentato come difensore della vera professione di fede della Chiesa: "Padre santo, Ambrogio sacratissimo, lira che canta per tutti noi la melodia salvifica delle dottrine ortodosse, cetra sonora del divino Paraclito; grande strumento di Dio, tu proclami con chiarezza un unico Figlio in due nature, fatto carne, che si è manifestato a noi dall'ignara di nozze, e che è consustanziale al Padre, al Padre coeterno e a lui naturalmente unito; hai così represso con la potenza dello Spirito la blasfema loquacità di Ario". Ignazio di Antiochia viene celebrato alle porte del Natale con un intreccio di testi ispirati o presi dalle sue lettere: "O ferito dalla carità perfetta, quando la folgorante passione infiammò la tua anima, o sacratissimo, affrettandoti, o padre, ad andare verso il Sovrano, gridasti quella parola degna d'esser celebrata: Frumento del Creatore io sono, e bisogna che io sia macinato dai denti delle fiere, affinché io divenga purissimo pane per il Verbo Dio nostro". Tra i santi monaci di questo periodo - Saba, Patapio, Daniele Stilita - in modo speciale viene celebrato san Saba, "simile agli angeli, compagno dei santi, consorte dei profeti, coerede dei martiri e degli apostoli, lampada inestinguibile della continenza, tersissimo luminare dei monaci, risplendente per i fulgori della carità". La Madre di Dio, i profeti, i martiri, i Padri e i monaci sono così i punti di riferimento verso la celebrazione e la contemplazione dell'Incarnazione del Verbo, il nuovo bambino e Dio prima dei secoli.

di P. Manuel Nin Rettore P.C.Greco

Visita dell’arcivescovo Anastasios d’Albania al Pontificio Collegio Greco, vari momenti

Aspettando l'Arcivescovo......
alunni e P. Rettore, al centro, del Collegio, con il parroco della Chiesa Ortodossa di Roma


Arrivo dell'Arcivescovo davanti la Chiesa di Sant'Atanasio in via del Babuino


Sua Beatitudine Anastasios Arcivescovo di Tirana, Durazzo e tutta l'Albania


Ingresso nella chiesa di S. Atanasio, gli alunni del collegio precedono in corteo Sua Beatitudine, intonando il Ton Dhespotin.


Chiesa di S. Atanasio


Sua Beatitudine con il P. Rettore del Collegio


Discorso durante il pranzo in collegio



Sua Beatitudine mentre dedica, nel registro degli ospiti.

domenica 6 dicembre 2009

Visita dell’arcivescovo Anastasios d’Albania al Pontificio Collegio Greco, sabato 5 dicembre 2009









Dal 3 al 7 dicembre 2009 l’arcivescovo Anastasios di Tirana, Durazzo e tutta l’Albania, capo della Chiesa ortodossa autocefala dell’Albania, ha fatto visita alla Chiesa di Roma ed al suo vescovo il Papa Benedetto XVI. Nel corso del suo pellegrinaggio romano, l’arcivescovo si è recato in visita a diversi luoghi romani legati all’Oriente cristiano, ed uno di questi luoghi, il giorno sabato 5 dicembre è stato il Pontificio Collegio Greco di Sant’Atanasio. La visita al Collegio Greco è stata voluta dal fatto che lungo la storia quest’istituzione romana ha avuto un legame stretto con l’Albania attraverso i cristiani albanesi arrivati in Italia dalla seconda metà del XV secolo, che costituiscono una presenza orientale nel cuore dell’Occidente. Una presenza anche nel Collegio Greco dove generazioni di seminaristi si sono formati, prima di essere ordinati sacerdoti per le eparchie di Lungro in Calabria e di Piana degli Albanesi in Sicilia. L’arcivescovo Anastasios era accompagnato di alcuni membri del suo sinodo: il metropolita di Korça Ioannis, il vescovo di Apollonia Nicola, il vescovo di Kruja Antonios, ed i reverendi proto presbitero Joannis ed il diacono Anastasios. Erano accompagnati da tre ufficiali del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani: sua eccellenza mons. Brian Farrel, arcivescovo segretario, mons. Eleuterio Fortino, sottosegretario, e mons. A. Palmieri. Al loro arrivo gli illustri ospiti si sono recati nella chiesa di Sant’Atanasio, dove sono stati accolti dal P. Rettore del Collegio coi seminaristi che hanno intonato il canto ton despotin, e quindi del tropario di sant’Atanasio. L’arcivescovo ha baciato l’altare ed ha pregato in silenzio di fronte alla santa tavola; poi ha venerato la reliquia del santo patriarca alessandrino. È seguito un pranzo festivo e fraterno nel refettorio del Collegio; conversando col P. Rettore l’arcivescovo si è interessato vivamente alla storia del Collegio, e alla vita che vi portano i seminaristi, ha voluto sapere delle diverse Chiese ed Eparchie di provenienza di ognuno di loro. All’inizio del pranzo il P. Rettore ha salutato l’arcivescovo e gli altri ospiti, e alla fine lo stesso arcivescovo, in lingua inglese, ha voluto salutare e ringraziare per l’accoglienza. Ha ricordato la storia dell’Albania durante il XX secolo, con i decenni di sofferenza e di martirio sotto il regime comunista, ed il cammino di risurrezione che lentamente si porta a termine. Con delle parole veramente sentite, ha sottolineato inoltre l’importanza di questi incontri fraterni, sia quelli ufficiali sia questi più familiari, per il progredire del cammino ecumenico tra le Chiese cristiane, cammino che lo stesso arcivescovo ha qualificato di irrinunciabile, malgrado le difficoltà che ogniqualvolta sorgono. Ha anche esortato i seminaristi ad approfittare del tempo benedetto che viene loro concesso di trascorrere a Roma negli anni di studio. L’illustre ospite ha regalato al P. Rettore una bella croce in argento per la benedizione dell’acqua il giorno dell’Epifania; il regalo è stato scambiato da parte del Rettore con dei libri sulla storia del Collegio e l’edizione della Regola di San Benedetto in lingua greca. Alla fine della visita, l’arcivescovo ha salutato specialmente i cinque seminaristi italo albanesi presenti nel Collegio, e nel libro di firme illustri l’arcivescovo Anastasios ha scritto una dedica dove ricorda con gioia questo momento di vita fraterna vissuto tra di noi.


di P. Manel Nin , Rettore P.C. Greco

sabato 5 dicembre 2009

6 Dicembre memoria del nostro Santo Padre Nicola il Taumaturgo, Arcivescovo di Mira in Licia.











San Nicola visse sotto Diocleziano e Massimiliano (300). Era un uomo molto saggio e con tante doti, divenne Arcivescovo in Licia. Le sue prediche furono molto pungenti per i governatori di allora, per cui fu arrestato dai capi di Licia e si ritrovò in carcere con altri cristiani. Grazie a Costantino e al suo editto sulla libertà religiosa tutti i cristiani furono liberati, e anche Nicola potrà continuare il suo operato. Un fatto molto importante della sua vita è la sua presenza al Concilio di Nicea (325). La tradizione attribuisce a questo grande santo tanti miracoli, sia quand’era in vita che dopo la morte. Infatti si tramanda che mentre egli si trovava a Costantinopoli tre uomini innocenti furono condannati a morte, costoro si misero a pregare il Signore e San Nicola. In quella notte stessa all’imperatore Costantino apparve in sogno San Nicola, il quale lo ammonì e gli intimò di lasciare liberi i condannati perché erano innocenti. Come il Buon Pastore, anche lui si è preso sempre cura del suo gregge, ed anche dopo la sua morte ha continuato a intercedere ancora di più presso il trono della Santissima Trinità, a far scendere tante benedizioni presso i suoi figli, e a chiunque lo invoca come protettore lo custodisce dal maligno e lo sostiene nella fede. Un fenomeno molto misterioso ancora oggi avviene presso la tomba del santo ed è quello che le sue reliquie si riempiono di una patina, chiamata appunto >. Questo fenomeno avviene da sempre, e secondo le varie testimonianze dei biografi del tempo, sappiamo che subito poco dopo la sua morte in Myra presso la sua tomba il suo corpo si riempì pieno di questa “manna”, e tutti furono concordi nell’esaltarne le taumaturgiche virtù. In seguito a ciò è nata una particolare venerazione e devozione sull’ uso di questa “manna”. Ogni anno, precisamente il 9 Maggio, giorno in cui si ricorda la traslazione delle sue reliquie da Myra a Bari, viene prelevata da un foro posto sulla tomba del santo la preziosa manna. Qualcuno non condividerà questi fenomeni e queste devozioni intorno ai santi, ma grazie a ciò il Signore accorda attraverso i santi, che non sono altro che testimoni dell’esistenza e della potenza di Dio, che agisce in coloro che hanno fatto affidamento totale della propria vita a Colui che è la Via la Verità e la Vita, molti si avvicinano a Dio, e una volta aggrappati a Lui chi ci potrà separare?. Affidiamoci alla preghiera di questo grande pontefice, che ha saputo conformarsi alla Croce di Cristo, e poi soprattutto ha saputo difendere la propria fede che gli è stata trasmessa, cosa che oggi non avviene più, anzi si tende a ridicolizzare tutto quello che riguarda la fede, basta vedere l’andamento della nostra società e le varie sentenze di coloro che governano il mondo. Confidando nell’intercessione di San Nicola, affinché tutti possano comprendere che senza Dio nella nostra vita prima o poi si cadrà nel buio e anche se avessimo tutti i tesori e tutte le comodità di questo mondo sempre ci mancherà qualcosa nella nostra vita perché Lui e solo Lui è il bello in noi. A Colui che era che è e che sarà lode onore e gloria nei secoli dei secoli. Amìn.

**Sei divenuto, o Nicola fervidissimo difensore della Chiesa di Cristo, distruggendo con franchezza le empie dottrine delle eresie; e ti sei mostrato a tutti come regola dell’ortodossia, intercedi dunque per tutti coloro che si fanno guidare dai tuoi divini insegnamenti.

di Manuel Pecoraro, alunno P.C. Greco

Apolitikia:

Οτε κατήλθες προς τον θάνατον, η ζωή η αθάνατος, τότε τον άδην ενέκρωσας, τη αστραπή της θεότητος. 'Οτε δε και τους τεθνεώτας εκ των καταχθονίων ανέστησας, πάσαι αι δυνάμεις των επουρανίων εκραύγαζον, ζωοδότα Χριστέ, ο θεός ημών, δόξαΣοι.

Quando tu, vita immortale, discendesti incontro alla morte, allora annientasti l’infernocol fulgore della divinità; ma allorché risuscitasti i morti dai luoghi sotterranei, tutte le potenze sovracelesti esclamarono: Cristo, Dio nostro, datore di vita, gloria a te!

Κανόνα πίστεως και εικόνα πραότητος εγκρατείας διδάσκαλον ανέδειξέ σε τη ποίμνη σου η των πραγμάτων αλήθεια δια τούτω εκτείσω τη ταπεινώσει τα υψηλά τη πτωχεία τα πλούσια. Πάτερ ιεράρχα Νικόλαε, πρέσβευε Χριστώ τω Θεώ σωθήναι τας ψυχάς ημών".

Regola di fede e immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza. Padre Gerarca Nicola, prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

Kontakion:

Η Παρθένος σήμερον, τον προαιώνιον Λόγον, εν σπηλαίω έρχεται, αποτεκείν απορρήτως. Χόρευε, η οικουμένη ακουτισθείσα, δόξασον, μετά Αγγέλων και των ποιμένων, βουληθέντα εποφθήναι, Παιδίον νέον, τον προ αιώνων Θεόν.

Oggi la Vergine si dirige alla grotta per dare ineffabilmente alla luce il Verbo eterno. Esulta, o universo, nell’udire ciò; glorifica con gli angeli e i pastori l’eterno Dio, che ha voluto apparire tenero bambino.

Apostolo (Eb. 13, 17-21)

Lettura dall’epistola di Paolo agli Ebrei.

Fratelli, obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi perché essi vegliano su di voi, come chi ha da renderne conto; obbedite, perché facciano questo con gioia e non gemendo: ciò non sarebbe vantaggioso per voi. Pregate per noi, poiché crediamo di avere una buona coscienza, desiderando di comportarci bene in tutto. Con maggiore insistenza poi vi esorto a farlo, perché possa esservi restituito al più presto. Il Dio della pace che ha fatto tornare dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen

Vangelo: dom. 10° di Luca: Lc. 13, 10-17

Una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato.C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: "Donna, sei libera dalla tua infermità", e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: "Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato". Il Signore replicò: "Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott'anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?". Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Kinonikon:

Αινείτε τον Κύριον εκ των ουρανών, αινείτε αυτόν εν τοις υψίστοις. Αλληλούια

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nel più alto dei cieli. Alliluia

Απολυτίκιον Αγίου Νικολάου




venerdì 4 dicembre 2009

Le relazioni tra cristiani in Albania mostrano come sia possibile vivere in armonia




















Il popolo albanese mostra "come sia possibile per i cristiani vivere in armonia". Lo ha sottolineato il Papa ricevendo in udienza, nella mattina di venerdì 4 dicembre, Sua Beatitudine Anastas, arcivescovo di Tirana, Durres e tutta l'Albania, e il suo seguito.

Beatitudine,
"a voi, grazia e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo" (2 Tes 1, 2). Sono lieto di porgere un fraterno benvenuto a Vostra Beatitudine ed agli altri distinti rappresentanti della Chiesa Ortodossa Autocefala di Albania, che l'accompagnano oggi. Ricordo con gratitudine, nonostante le tristi circostanze, il nostro incontro al funerale del Papa Giovanni Paolo II. Ricordo anche, con soddisfazione, che quello stesso mio Predecessore ebbe l'occasione di incontrarLa a Tirana, durante la Visita Apostolica in Albania.
Come è noto, l'Illirico accolse il Vangelo sin dai tempi apostolici (cfr. At 17, 1; Rm 15, 19). Da allora, il messaggio salvifico di Cristo ha portato frutto nella vostra patria sino ai giorni nostri. Come testimoniano i primissimi scritti della vostra cultura, un'antica formula battesimale latina e un inno bizantino sulla risurrezione del Signore giunti fino a noi, la fede dei nostri anche padri cristiani ha lasciato tracce splendide ed indelebili sin dalle prime righe della storia, della letteratura e delle arti del vostro popolo.
E tuttavia la testimonianza più straordinaria si trova sicuramente nella vita stessa. Durante la seconda parte del secolo scorso, i cristiani in Albania, sia ortodossi che cattolici, vi hanno mantenuto viva la fede nonostante un regime ateo estremamente repressivo ed ostile; e, come è ben noto, molti cristiani hanno crudelmente pagato quella fede con la propria vita. La caduta di quel regime ha felicemente lasciato il posto alla ricostruzione delle comunità cattoliche ed ortodosse in Albania. L'attività missionaria di Vostra Beatitudine è conosciuta, in particolare nella ricostruzione dei luoghi di culto, nella formazione del clero e nell'opera di catechesi che vengono ora permesse: un movimento di rinnovamento che Vostra Beatitudine ha giustamente descritto come Ngjallja(Risurrezione).
Da quando ha ottenuto la libertà, la Chiesa Ortodossa di Albania è stata in grado di partecipare con frutto al dialogo teologico internazionale cattolico-ortodosso. Il vostro impegno a questo riguardo rispecchia felicemente le fraterne relazioni fra cattolici e ortodossi nel vostro Paese ed offre ispirazione all'intero popolo albanese, mostrando come sia possibile per i cristiani vivere in armonia.
In questa luce, dovremmo sottolineare gli elementi di fede che le nostre Chiese condividono: la comune professione del credo niceno-costantinopolitano; il comune Battesimo per la remissione dei peccati e per incorporarci in Cristo e nella Chiesa; l'eredità dei primi Concili ecumenici; la comunione reale, anche se imperfetta, che già condividiamo ed il comune desiderio, nonché gli sforzi di collaborazione, di edificare su ciò che già esiste. Mi piace ricordare a tale proposito due iniziative importanti in Albania: la fondazione della Società biblica interconfessionale e la creazione del Comitato per le relazioni interconfessionali. Si tratta di sforzi puntuali per promuovere la reciproca comprensione e la concreta cooperazione, non solo fra cattolici e ortodossi, ma anche fra cristiani, mussulmani e bektashi.
Mi rallegro con Vostra Beatitudine e con tutti gli albanesi per questo rinnovamento spirituale. Al contempo, è con gratitudine a Dio Altissimo che rifletto sul Suo servizio alla Sua Nazione e sul Suo personale contributo nel promuovere relazioni fraterne con la Chiesa cattolica. Sia certo che noi, per parte nostra, faremo tutto il possibile al fine di dare una comune testimonianza di fraternità e di pace, e di perseguire insieme con voi un rinnovato impegno per l'unità delle nostre Chiese, in obbedienza al comandamento nuovo del Signore.
Vostra Beatitudine, è in questo spirito di comunione che ho la gioia di darLe il benvenuto nella città degli Apostoli Pietro e Paolo.

da: www.orientecristiano.com

giovedì 3 dicembre 2009

La celebrazione del novantesimo dell’eparchia Italo-Albanese di Lungro in Calabria, 28-29 novembre 2009.









Il 19 febbraio 1919 Papa Benedetto XV con la Costituzione Apostolica Catholici fideles istituiva l’eparchia di Lungro per i cristiani di tradizione bizantina presenti nell’Italia continentale dal XV secolo, provenienti dall’Albania. Dopo quattro secoli di presenza in Italia, il Papa intendeva dare una configurazione ecclesiologica vera e propria ai cristiani che nella tradizione bizantina vivevano e celebravano la confessione di fede cristiana in un contesto liturgico, canonico ed spirituale proprio appunto della tradizione bizantina: “I fedeli cattolici di rito greco, abitanti dell’Epiro e dell’Albania, sottraendosi numerosi alla dominazione turca, immigrarono nella vicina Italia, dove accolti con affetto fissarono il loro domicilio nelle regioni di Calabria e Sicilia, ritenendo, come era giusto, gli usi e le istituzioni della gente greca ed in particolare i riti della propria Chiesa, nonché tutte le altre leggi e consuetudini, che avevano ricevuti dagli antenati e che per molti secoli avevano conservato con premura e diligenza”. Nei novanta anni della vita dell’eparchia di Lungro tre vescovi si sono succeduti come pastori della diocesi: Giovanni Mele (1919-1979), Giovanni Stamati (1979-1987) ed Ercole Lupinacci (1987-). Lungo questo novantennio i tre vescovi hanno cercato di sviluppare tutti gli aspetti della vita ecclesiale della diocesi, da quelli legati alla vita liturgica ed spirituale dei fedeli, a quelli vincolati alla formazione del clero, specialmente con la fondazione del seminario “Benedetto XV” a Grottaferrata nel 1918, e l’invio di tutti i seminaristi per gli studi universitari al Pontificio Collegio Greco di Roma. Tre eventi sono da sottolineare in modo speciale: i due Sinodi Intereparchiali, nel 1940 e nel 2004-2005, e la prima Assemblea Eparchiale 1995-1996, che hanno messo in evidenza il profondo desiderio di ridare vigore alla tradizione bizantina in Italia in tutte le sue dimensioni. I giorni 28-29 di novembre del 2009 l’eparchia di Lungro ha celebrato nella gioia e nel ringraziamento al Signore due eventi importanti: appunto il novantesimo della creazione dell’eparchia da parte di Benedetto XV, assieme al cinquantesimo di ordinazione sacerdotale del vescovo Ercole Lupinacci. Due eventi che hanno coinvolto il clero ed i fedeli cristiani dell’eparchia, con la presenza del cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e di mons. Maurizio Malvestiti, sottosegretario del medesimo dicastero. Le celebrazioni hanno iniziato la sera del sabato 28 e si sono concluse con la celebrazione liturgica della domenica 29 ed il pranzo festivo. Sono stati presenti già dal sabato sera il vescovo di Piana degli Albanesi in Sicilia, mons. Sotir Ferrara, e l’archimandrita di Grottaferrata, p. Emiliano Fabbricatore. Da Roma è stato anche presente il Rettore del Pontificio Collegio Greco, che è il seminario dove buona parte del clero dell’eparchia si è formato lungo gli anni. Due celebrazioni specialmente hanno segnato i due giorni festivi: la cerimonia di accoglienza del cardinale Prefetto la sera del sabato 28, con la celebrazione di una Paraklisis alla Madre di Dio nella parrocchia del Santissimo Salvatore, la parrocchia più giovane dell’eparchia, che fu consacrata dall’allora cardinale Prefetto Ignazio Moussa Daoud e dal vescovo Lupinacci nel 2003. Con il canto della Paraklisis, ripetendo il versetto “Santissima Madre di Dio, salvaci” tutti i fedeli hanno invocato la protezione della Madre di Dio su tutti i presenti e sull’eparchia. Il sindaco del paese ha dato il benvenuto al cardinale Prefetto, ha ricordato le origini della presenza italo albanese nel sud dell’Italia, ed ha evidenziato quali sono le realtà ed i problemi con cui si confronta ogni giorno la società che vive e lavora in questa regione del meridione italiano. Il vicario dell’eparchia, p. Donato Oliverio, ha salutato il cardinale ed ha ringraziato il vescovo Lupinacci per il suo ministero episcopale, mettendo in rilievo le due ricorrenze dei cinquanta anni di ordinazione sacerdotale e del novantesimo dell’eparchia. Il vescovo Ercole infine ha dato anche il benvenuto al cardinale, ed ha ricordato pure lui le origini della presenza albanese nell’Italia meridionale. Alla fine della celebrazione liturgica, sua eminenza il cardinale Sandri ha indirizzato la sua parola di saluto al vescovo ed ai numerosi fedeli convenuti a riceverlo. In primo luogo ha comunicato all’assemblea di essere portatore di un particolare saluto e benedizione da parte di Sua Santità Benedetto XVI. In secondo luogo ha esortato i fedeli a vivere con lo sguardo rivolto verso il Signore Gesù Cristo ed a vivere i profondità il senso di appartenenza alla Chiesa. Infine a vivere nella carità cristiana gli uni verso gli altri. La domenica ha avuto come momento centrale la celebrazione della Divina Liturgia nella cattedrale di San Nicola. Oltre agli ospiti sopra nominati, hanno concelebrato la Divina Liturgia sei vescovi di alcune delle diocesi latine della Calabria, fatto che ha messo in evidenza la buona riuscita di uno degli scopi della Catholici fideles di Benedetto XV, cioè la conservazione, lo sviluppo e la piena realtà e validità della tradizione bizantina, nel rispetto e nella piena comunione fraterna da parte delle Chiese di tradizione latina circondanti l’eparchia di Lungro. Presenti alla celebrazione il clero eparchiale di Lungro ed un numero notevole di fedeli venuti anche dai paesi più lontani della diocesi, come Villa Badessa, nelle Marche, distante oltre settecento kilometri. La processione liturgica ha avuto inizio nell’episcopio si è incamminata al canto di alcuni tropari bizantini verso la cattedrale, che ha accolto i celebranti sotto lo sguardo benedicente di Cristo, la Madre di Dio e dei santi rappresentati nei mosaici e nelle icone che oltre ad imbellire il tempio sono una vera mistagogia su tutti i misteri della fede cristiana. I canti della Divina Liturgia, come anche quelli della celebrazione della vigilia, sono stati eseguiti dal coro della cattedrale guidato dal maestro Giovanni Rennis. All’inizio della celebrazione il vicario dell’eparchia ha letto la lettera di sua Santità Benedetto XVI indirizzata ad augurio e benedizione del vescovo Ercole Lupinacci; in essa Sua Santità ha ricordato i luoghi diversi dove il vescovo Ercole, lungo cinquant’anni ha vissuto il suo ministero sacerdotale. Quindi è stato fatto dono a nome dell’eparchia al cardinale Prefetto di una bellissima icona bizantina rappresentando la Deisis, cioè Cristo in trono con la Madre di Dio e Giovanni Battista ai lati in atteggiamento di intercessione. Nell’omelia, il cardinale Prefetto ha ricordato l’occorrenza del cinquantesimo dell’ordinazione sacerdotale del vescovo Lupinacci, avvenuta il 22 novembre 1959 nel Pontificio Collegio Greco di Sant’Atanasio, ricevuta dalle mani del vescovo Giovanni Mele. Glossando il versetto del salmo 132, ha ricordato l’importanza nella vita della Chiesa di vivere nella fratellanza cristiana; e nell’occorrenza dell’anno sacerdotale ha ricordato la figura esemplare del sacerdote Beshara Abou Mourad, appartenente alla Chiesa Melchita in Libano, e membro dell’ordine Basiliano Salvatoriano. Infine ha ricordato il ministero sacerdotale ed episcopale del vescovo Lupinacci, come parroco, come vescovo di Piana degli Albanesi dal 1981 al 1987, e quindi come vescovo di Lungro dal 1987. Alla fine della Liturgia il vescovo eparchiale ha indirizzato la sua commossa parola di ringraziamento al cardinale e agli altri ospiti presenti, e soprattutto ai fedeli che numerosissimi affollavano la cattedrale. Quindi il cardinale Sandri ha distribuito all’assemblea festante che gli si è avvicinata l’antidoron, il pane benedetto durante la Liturgia, mentre che il vescovo ha fatto dono dell’immaginetta commemorativa della celebrazione.Celebrando il dono dei novanta anni della vita dell’eparchia, e dei cinquanta di ministero sacerdotale del vescovo Ercole, la Chiesa di Lungro, col vescovo, il clero e tutti i cristiani ha voluto mettere in primo piano il desiderio di vivere fino in fondo le fonti della propria identità ecclesiale dal punto di vista teologico, liturgico, spirituale, che provengono dalla grande tradizione bizantina. Questo desiderio è stato raccolto anche nelle parole conclusive dell’omelia del cardinale Sandri: “Il Signore ci faccia scorgere nella comunione con Lui e nel servizio d’amore a Dio ed ai fratelli il vero tesoro per il cuore umano… Per i giovani e le giovani di oggi questa è la parola di Cristo: “Vieni e seguimi”. Egli è fedele e non delude perché ha parole di vita eterna”.

di P. Manuel Nin , Rettore P.C.Greco

martedì 1 dicembre 2009

Il Patriarca di Costantinopoli crede nell'unità con la Chiesa cattolica. Pensa che le divergenze sul primato del Papa si possano risolvere












La presenza della delegazione della Santa Sede a Istanbul per la festa di Sant'Andrea è "una conferma del desiderio di eliminare gli impedimenti accumulati nel corso di un millennio e di pervenire alla pienezza della comunione", considera il Patriarca ecumenico Bartolomeo I. L'Arcivescovo di Costantinopoli ha accolto questo lunedì con calore il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, il Vescovo Brian Farrell, segretario del dicastero, il reverendo Andrea Palmieri e padre Vladimiro Caroli, officiali della sezione orientale, inviati da Benedetto XVI a Istanbul per la celebrazione del santo patrono del Patriarcato ecumenico, secondo quanto rende noto "L'Osservatore Romano".
La visita rientra nel quadro dell'annuale scambio di delegazioni per le rispettive feste dei santi patroni (l'incontro a Roma è il 29 giugno in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo). "Attribuiamo grande significato simbolico alla vostra presenza qui - ha detto Bartolomeo nel suo messaggio, riportato in parte dal Sir - in quanto rivela anche il desiderio della santissima Chiesa di Roma di fare tutto il possibile, da parte sua, per ritrovare la nostra unità nella stessa fede e la comunione sacramentale secondo la volontà di Colui che ci ha chiamati all'unità perché il mondo creda". La strada verso la piena comunione, "così come vissuta dalle nostre Chiese nel primo millennio, è stata intrapresa con il dialogo dell'amore e della verità e continua per grazia di Dio, nonostante difficoltà occasionali", ha affermato il Patriarca, ricordando la "grande attenzione" e la "preghiera incessante" con cui viene seguito il processo di dialogo teologico ufficiale tra cattolici e ortodossi. Bartolomeo I cita, in particolare, la questione ecclesiologica del primato in generale e del ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio, tema al centro dell'XI sessione plenaria della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico svoltasi a Paphos (Cipro) dal 16 al 23 ottobre.
"Ognuno è consapevole che questa spinosa questione ha provocato un grave contenzioso nelle relazioni tra le nostre due Chiese", ha detto il Patriarca ecumenico. "Ecco perché lo sradicamento di tale impedimento tra noi favorirebbe sicuramente il nostro cammino verso l'unità". Lo studio della storia della Chiesa nel primo millennio "fornirà anche la pietra angolare per la valutazione di ulteriori sviluppi successivi nel corso del secondo millennio", ha concluso Bartolomeo I, invocando i doni dell'umiltà e del dialogo per l'accoglimento della verità.

da: www.zenit.org