venerdì 4 dicembre 2009

Le relazioni tra cristiani in Albania mostrano come sia possibile vivere in armonia




















Il popolo albanese mostra "come sia possibile per i cristiani vivere in armonia". Lo ha sottolineato il Papa ricevendo in udienza, nella mattina di venerdì 4 dicembre, Sua Beatitudine Anastas, arcivescovo di Tirana, Durres e tutta l'Albania, e il suo seguito.

Beatitudine,
"a voi, grazia e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo" (2 Tes 1, 2). Sono lieto di porgere un fraterno benvenuto a Vostra Beatitudine ed agli altri distinti rappresentanti della Chiesa Ortodossa Autocefala di Albania, che l'accompagnano oggi. Ricordo con gratitudine, nonostante le tristi circostanze, il nostro incontro al funerale del Papa Giovanni Paolo II. Ricordo anche, con soddisfazione, che quello stesso mio Predecessore ebbe l'occasione di incontrarLa a Tirana, durante la Visita Apostolica in Albania.
Come è noto, l'Illirico accolse il Vangelo sin dai tempi apostolici (cfr. At 17, 1; Rm 15, 19). Da allora, il messaggio salvifico di Cristo ha portato frutto nella vostra patria sino ai giorni nostri. Come testimoniano i primissimi scritti della vostra cultura, un'antica formula battesimale latina e un inno bizantino sulla risurrezione del Signore giunti fino a noi, la fede dei nostri anche padri cristiani ha lasciato tracce splendide ed indelebili sin dalle prime righe della storia, della letteratura e delle arti del vostro popolo.
E tuttavia la testimonianza più straordinaria si trova sicuramente nella vita stessa. Durante la seconda parte del secolo scorso, i cristiani in Albania, sia ortodossi che cattolici, vi hanno mantenuto viva la fede nonostante un regime ateo estremamente repressivo ed ostile; e, come è ben noto, molti cristiani hanno crudelmente pagato quella fede con la propria vita. La caduta di quel regime ha felicemente lasciato il posto alla ricostruzione delle comunità cattoliche ed ortodosse in Albania. L'attività missionaria di Vostra Beatitudine è conosciuta, in particolare nella ricostruzione dei luoghi di culto, nella formazione del clero e nell'opera di catechesi che vengono ora permesse: un movimento di rinnovamento che Vostra Beatitudine ha giustamente descritto come Ngjallja(Risurrezione).
Da quando ha ottenuto la libertà, la Chiesa Ortodossa di Albania è stata in grado di partecipare con frutto al dialogo teologico internazionale cattolico-ortodosso. Il vostro impegno a questo riguardo rispecchia felicemente le fraterne relazioni fra cattolici e ortodossi nel vostro Paese ed offre ispirazione all'intero popolo albanese, mostrando come sia possibile per i cristiani vivere in armonia.
In questa luce, dovremmo sottolineare gli elementi di fede che le nostre Chiese condividono: la comune professione del credo niceno-costantinopolitano; il comune Battesimo per la remissione dei peccati e per incorporarci in Cristo e nella Chiesa; l'eredità dei primi Concili ecumenici; la comunione reale, anche se imperfetta, che già condividiamo ed il comune desiderio, nonché gli sforzi di collaborazione, di edificare su ciò che già esiste. Mi piace ricordare a tale proposito due iniziative importanti in Albania: la fondazione della Società biblica interconfessionale e la creazione del Comitato per le relazioni interconfessionali. Si tratta di sforzi puntuali per promuovere la reciproca comprensione e la concreta cooperazione, non solo fra cattolici e ortodossi, ma anche fra cristiani, mussulmani e bektashi.
Mi rallegro con Vostra Beatitudine e con tutti gli albanesi per questo rinnovamento spirituale. Al contempo, è con gratitudine a Dio Altissimo che rifletto sul Suo servizio alla Sua Nazione e sul Suo personale contributo nel promuovere relazioni fraterne con la Chiesa cattolica. Sia certo che noi, per parte nostra, faremo tutto il possibile al fine di dare una comune testimonianza di fraternità e di pace, e di perseguire insieme con voi un rinnovato impegno per l'unità delle nostre Chiese, in obbedienza al comandamento nuovo del Signore.
Vostra Beatitudine, è in questo spirito di comunione che ho la gioia di darLe il benvenuto nella città degli Apostoli Pietro e Paolo.

da: www.orientecristiano.com

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