giovedì 3 dicembre 2009

La celebrazione del novantesimo dell’eparchia Italo-Albanese di Lungro in Calabria, 28-29 novembre 2009.









Il 19 febbraio 1919 Papa Benedetto XV con la Costituzione Apostolica Catholici fideles istituiva l’eparchia di Lungro per i cristiani di tradizione bizantina presenti nell’Italia continentale dal XV secolo, provenienti dall’Albania. Dopo quattro secoli di presenza in Italia, il Papa intendeva dare una configurazione ecclesiologica vera e propria ai cristiani che nella tradizione bizantina vivevano e celebravano la confessione di fede cristiana in un contesto liturgico, canonico ed spirituale proprio appunto della tradizione bizantina: “I fedeli cattolici di rito greco, abitanti dell’Epiro e dell’Albania, sottraendosi numerosi alla dominazione turca, immigrarono nella vicina Italia, dove accolti con affetto fissarono il loro domicilio nelle regioni di Calabria e Sicilia, ritenendo, come era giusto, gli usi e le istituzioni della gente greca ed in particolare i riti della propria Chiesa, nonché tutte le altre leggi e consuetudini, che avevano ricevuti dagli antenati e che per molti secoli avevano conservato con premura e diligenza”. Nei novanta anni della vita dell’eparchia di Lungro tre vescovi si sono succeduti come pastori della diocesi: Giovanni Mele (1919-1979), Giovanni Stamati (1979-1987) ed Ercole Lupinacci (1987-). Lungo questo novantennio i tre vescovi hanno cercato di sviluppare tutti gli aspetti della vita ecclesiale della diocesi, da quelli legati alla vita liturgica ed spirituale dei fedeli, a quelli vincolati alla formazione del clero, specialmente con la fondazione del seminario “Benedetto XV” a Grottaferrata nel 1918, e l’invio di tutti i seminaristi per gli studi universitari al Pontificio Collegio Greco di Roma. Tre eventi sono da sottolineare in modo speciale: i due Sinodi Intereparchiali, nel 1940 e nel 2004-2005, e la prima Assemblea Eparchiale 1995-1996, che hanno messo in evidenza il profondo desiderio di ridare vigore alla tradizione bizantina in Italia in tutte le sue dimensioni. I giorni 28-29 di novembre del 2009 l’eparchia di Lungro ha celebrato nella gioia e nel ringraziamento al Signore due eventi importanti: appunto il novantesimo della creazione dell’eparchia da parte di Benedetto XV, assieme al cinquantesimo di ordinazione sacerdotale del vescovo Ercole Lupinacci. Due eventi che hanno coinvolto il clero ed i fedeli cristiani dell’eparchia, con la presenza del cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e di mons. Maurizio Malvestiti, sottosegretario del medesimo dicastero. Le celebrazioni hanno iniziato la sera del sabato 28 e si sono concluse con la celebrazione liturgica della domenica 29 ed il pranzo festivo. Sono stati presenti già dal sabato sera il vescovo di Piana degli Albanesi in Sicilia, mons. Sotir Ferrara, e l’archimandrita di Grottaferrata, p. Emiliano Fabbricatore. Da Roma è stato anche presente il Rettore del Pontificio Collegio Greco, che è il seminario dove buona parte del clero dell’eparchia si è formato lungo gli anni. Due celebrazioni specialmente hanno segnato i due giorni festivi: la cerimonia di accoglienza del cardinale Prefetto la sera del sabato 28, con la celebrazione di una Paraklisis alla Madre di Dio nella parrocchia del Santissimo Salvatore, la parrocchia più giovane dell’eparchia, che fu consacrata dall’allora cardinale Prefetto Ignazio Moussa Daoud e dal vescovo Lupinacci nel 2003. Con il canto della Paraklisis, ripetendo il versetto “Santissima Madre di Dio, salvaci” tutti i fedeli hanno invocato la protezione della Madre di Dio su tutti i presenti e sull’eparchia. Il sindaco del paese ha dato il benvenuto al cardinale Prefetto, ha ricordato le origini della presenza italo albanese nel sud dell’Italia, ed ha evidenziato quali sono le realtà ed i problemi con cui si confronta ogni giorno la società che vive e lavora in questa regione del meridione italiano. Il vicario dell’eparchia, p. Donato Oliverio, ha salutato il cardinale ed ha ringraziato il vescovo Lupinacci per il suo ministero episcopale, mettendo in rilievo le due ricorrenze dei cinquanta anni di ordinazione sacerdotale e del novantesimo dell’eparchia. Il vescovo Ercole infine ha dato anche il benvenuto al cardinale, ed ha ricordato pure lui le origini della presenza albanese nell’Italia meridionale. Alla fine della celebrazione liturgica, sua eminenza il cardinale Sandri ha indirizzato la sua parola di saluto al vescovo ed ai numerosi fedeli convenuti a riceverlo. In primo luogo ha comunicato all’assemblea di essere portatore di un particolare saluto e benedizione da parte di Sua Santità Benedetto XVI. In secondo luogo ha esortato i fedeli a vivere con lo sguardo rivolto verso il Signore Gesù Cristo ed a vivere i profondità il senso di appartenenza alla Chiesa. Infine a vivere nella carità cristiana gli uni verso gli altri. La domenica ha avuto come momento centrale la celebrazione della Divina Liturgia nella cattedrale di San Nicola. Oltre agli ospiti sopra nominati, hanno concelebrato la Divina Liturgia sei vescovi di alcune delle diocesi latine della Calabria, fatto che ha messo in evidenza la buona riuscita di uno degli scopi della Catholici fideles di Benedetto XV, cioè la conservazione, lo sviluppo e la piena realtà e validità della tradizione bizantina, nel rispetto e nella piena comunione fraterna da parte delle Chiese di tradizione latina circondanti l’eparchia di Lungro. Presenti alla celebrazione il clero eparchiale di Lungro ed un numero notevole di fedeli venuti anche dai paesi più lontani della diocesi, come Villa Badessa, nelle Marche, distante oltre settecento kilometri. La processione liturgica ha avuto inizio nell’episcopio si è incamminata al canto di alcuni tropari bizantini verso la cattedrale, che ha accolto i celebranti sotto lo sguardo benedicente di Cristo, la Madre di Dio e dei santi rappresentati nei mosaici e nelle icone che oltre ad imbellire il tempio sono una vera mistagogia su tutti i misteri della fede cristiana. I canti della Divina Liturgia, come anche quelli della celebrazione della vigilia, sono stati eseguiti dal coro della cattedrale guidato dal maestro Giovanni Rennis. All’inizio della celebrazione il vicario dell’eparchia ha letto la lettera di sua Santità Benedetto XVI indirizzata ad augurio e benedizione del vescovo Ercole Lupinacci; in essa Sua Santità ha ricordato i luoghi diversi dove il vescovo Ercole, lungo cinquant’anni ha vissuto il suo ministero sacerdotale. Quindi è stato fatto dono a nome dell’eparchia al cardinale Prefetto di una bellissima icona bizantina rappresentando la Deisis, cioè Cristo in trono con la Madre di Dio e Giovanni Battista ai lati in atteggiamento di intercessione. Nell’omelia, il cardinale Prefetto ha ricordato l’occorrenza del cinquantesimo dell’ordinazione sacerdotale del vescovo Lupinacci, avvenuta il 22 novembre 1959 nel Pontificio Collegio Greco di Sant’Atanasio, ricevuta dalle mani del vescovo Giovanni Mele. Glossando il versetto del salmo 132, ha ricordato l’importanza nella vita della Chiesa di vivere nella fratellanza cristiana; e nell’occorrenza dell’anno sacerdotale ha ricordato la figura esemplare del sacerdote Beshara Abou Mourad, appartenente alla Chiesa Melchita in Libano, e membro dell’ordine Basiliano Salvatoriano. Infine ha ricordato il ministero sacerdotale ed episcopale del vescovo Lupinacci, come parroco, come vescovo di Piana degli Albanesi dal 1981 al 1987, e quindi come vescovo di Lungro dal 1987. Alla fine della Liturgia il vescovo eparchiale ha indirizzato la sua commossa parola di ringraziamento al cardinale e agli altri ospiti presenti, e soprattutto ai fedeli che numerosissimi affollavano la cattedrale. Quindi il cardinale Sandri ha distribuito all’assemblea festante che gli si è avvicinata l’antidoron, il pane benedetto durante la Liturgia, mentre che il vescovo ha fatto dono dell’immaginetta commemorativa della celebrazione.Celebrando il dono dei novanta anni della vita dell’eparchia, e dei cinquanta di ministero sacerdotale del vescovo Ercole, la Chiesa di Lungro, col vescovo, il clero e tutti i cristiani ha voluto mettere in primo piano il desiderio di vivere fino in fondo le fonti della propria identità ecclesiale dal punto di vista teologico, liturgico, spirituale, che provengono dalla grande tradizione bizantina. Questo desiderio è stato raccolto anche nelle parole conclusive dell’omelia del cardinale Sandri: “Il Signore ci faccia scorgere nella comunione con Lui e nel servizio d’amore a Dio ed ai fratelli il vero tesoro per il cuore umano… Per i giovani e le giovani di oggi questa è la parola di Cristo: “Vieni e seguimi”. Egli è fedele e non delude perché ha parole di vita eterna”.

di P. Manuel Nin , Rettore P.C.Greco

martedì 1 dicembre 2009

Il Patriarca di Costantinopoli crede nell'unità con la Chiesa cattolica. Pensa che le divergenze sul primato del Papa si possano risolvere












La presenza della delegazione della Santa Sede a Istanbul per la festa di Sant'Andrea è "una conferma del desiderio di eliminare gli impedimenti accumulati nel corso di un millennio e di pervenire alla pienezza della comunione", considera il Patriarca ecumenico Bartolomeo I. L'Arcivescovo di Costantinopoli ha accolto questo lunedì con calore il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, il Vescovo Brian Farrell, segretario del dicastero, il reverendo Andrea Palmieri e padre Vladimiro Caroli, officiali della sezione orientale, inviati da Benedetto XVI a Istanbul per la celebrazione del santo patrono del Patriarcato ecumenico, secondo quanto rende noto "L'Osservatore Romano".
La visita rientra nel quadro dell'annuale scambio di delegazioni per le rispettive feste dei santi patroni (l'incontro a Roma è il 29 giugno in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo). "Attribuiamo grande significato simbolico alla vostra presenza qui - ha detto Bartolomeo nel suo messaggio, riportato in parte dal Sir - in quanto rivela anche il desiderio della santissima Chiesa di Roma di fare tutto il possibile, da parte sua, per ritrovare la nostra unità nella stessa fede e la comunione sacramentale secondo la volontà di Colui che ci ha chiamati all'unità perché il mondo creda". La strada verso la piena comunione, "così come vissuta dalle nostre Chiese nel primo millennio, è stata intrapresa con il dialogo dell'amore e della verità e continua per grazia di Dio, nonostante difficoltà occasionali", ha affermato il Patriarca, ricordando la "grande attenzione" e la "preghiera incessante" con cui viene seguito il processo di dialogo teologico ufficiale tra cattolici e ortodossi. Bartolomeo I cita, in particolare, la questione ecclesiologica del primato in generale e del ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio, tema al centro dell'XI sessione plenaria della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico svoltasi a Paphos (Cipro) dal 16 al 23 ottobre.
"Ognuno è consapevole che questa spinosa questione ha provocato un grave contenzioso nelle relazioni tra le nostre due Chiese", ha detto il Patriarca ecumenico. "Ecco perché lo sradicamento di tale impedimento tra noi favorirebbe sicuramente il nostro cammino verso l'unità". Lo studio della storia della Chiesa nel primo millennio "fornirà anche la pietra angolare per la valutazione di ulteriori sviluppi successivi nel corso del secondo millennio", ha concluso Bartolomeo I, invocando i doni dell'umiltà e del dialogo per l'accoglimento della verità.

da: www.zenit.org

domenica 29 novembre 2009

Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole (Mc 14,38)

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,
Una parola dal profondo del cuore che presento a coloro che stanno preparando se stessi per essere il presepe del Salvatore.
Reverendissimi padri, fratelli e sorelle amati da Dio,

Come dice la Sacra Scrittura Questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno(Mat 17:21) e questo è il nostro bisogno oggi, perché quello che stiamo combattendo non uscirà che tramite l’astinenza e il digiuno. Tantissime sono le cose che ci distraggono nel pensare e nel vedere il giusto oggettivo. Noi come cristiani e non soltanto come seminaristi, dobbiamo cercare di camminare sulle orme dei nostri precursori sia apostoli, sia santi o quelli che hanno vissuto secondo la volontà divina lungo il cammino della loro vita terrena. Vi invito con amore a preparare le vostre anime, e vi esorto al digiuno e all’astinenza in questo tempo benedetto, che non è stato fissato dalla Chiesa per caso, ma per darci un momento di preparazione non soltanto alla nascita del nostro Signore Gesù Cristo, ma anche per la nostra propria nascita con Lui. Il Natale allora non è altro che una resurrezione di Adamo che per la sua salvezza Gesù si è incarnato, per questo la Chiesa si prepara per quaranta giorni, basandosi sul digiuno che ha fatto il Nostro Signore Gesù Cristo dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame (Lc 4,2),per incoronare il giorno della nascita del Signore con la resurrezione di ognuno di noi, partecipando alla Sua mensa perché Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Mt 4,4) Dice Sant’ Atanasio: Dio è diventato uomo perché l’uomo diventa Dio, allora tutti siamo invitati alla divinizzazione e quello tramite il nostro battesimo che ci ha reso degni di essere con Cristo, Figli del Padre e tempi dello Spirito Santo, rispondendo a quei doni (grazie) e tramite l’astinenza e il digiuno, e così potremo purificarci per essere veramente templi dello Spirito e presepe di Cristo neonato, così quando Nacque, nasceremo anche noi di nuovo facendo risorgere il nostro adamo caduto. La nascita del Signore ci porta due dimensioni, il primo personale e il secondo comunitario. Per questo vi invito di nuovo di far fatica di vegliare sulle vostre anime, Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà (Mt 24,42),provate di essere come le vergini sapienti armandovi dell’olio della gioia (astinenza e digiuno) per ricevere Lo Sposo nei vostri cuori che vi illumina e vi genera, illuminando e generando al vostro tempo, le strade del Suo gregge. Siamo sempre nella società, la persona è un essere sociale, in famiglia, nell’università e in collegio, allora dopo che nasce il Cristo veramente nei nostri cuori e ci rigenera, non possiamo nascondere la luce che brilla in noi, e qui passa il Natale dalla sua dimensione personale alla sua dimensione comunitaria. Lavoriamo allora sforzandoci di più in questo digiuno natalizio, per essere rigenerati da Cristo, rigenerando la nostra comunità, la nostra casa, la nostra università e il nostro collegio che sarà come dovrebbe essere: la stella brillante chi guida verso il salvatore.

Chi ha orecchi intenda (Mt 11,15)

di Michel Skaf, alunno P.C.Greco

venerdì 20 novembre 2009

La festa dell’Ingresso della Madre di Dio nel Tempio nella tradizione bizantina

Oggi è presentata al tempio colei che è Tempio del Verbo di Dio

Il 21 del mese di novembre, nella tradizione bizantina, si celebra una delle Dodici Grandi feste, cioè quella dell’Ingresso della Madre di Dio nel tempio. È una festa che ha un’origine gerosolimitana, legata a la dedicazione di una chiesa nella Città Santa di Gerusalemme. Molti degli aspetti della festa, presenti nei testi liturgici, ci vengono dal Protovangelo di Giacomo, un apocrifo che ha un influsso notevole su diverse feste liturgiche in Oriente ed in Occidente. Nella festa odierna vi troviamo: il corteo delle dieci fanciulle che accompagnano Maria, con un chiaro riferimento anche a Mt 25: “vergini recanti lampade, facendo lietamente strada alla sempre Vergine…”; ancora Zaccaria che introduce Maria nel tempio e nel Santo dei Santi: “Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio, e Zaccaria la riceve…”; infine il cibo con cui Maria è alimentata dall’arcangelo Gabriele, prefigurazione del cibo che è la Parola di Dio e i Santi Doni che si ricevono nel tempio, cioè nella Chiesa: “Nutrita fedelmente con pane celeste, o Vergine, nel tempio del Signore, tu hai generato al mondo il Verbo, pane di vita…”. La celebrazione del 21 novembre ha un giorno di prefesta, in cui i testi liturgici annunciano quello che sarà uno dei punti costanti nella celebrazione: la gioia del cielo, della creazione tutta, degli angeli e degli uomini per il mistero che Dio adopera in e per mezzo della Madre di Dio. La festa quindi si prolunga fino al giorno 25. La liturgia del 21 novembre, usando delle immagini bibliche molto forti e spesso per via di contrasto, ci fa vedere Maria, accolta nel tempio, che diventa essa stessa tempio, colei che accoglie: essa è tabernacolo santificato, bimba che è anche abitazione di Dio, arca, tempio spirituale, trono, palazzo, letto nuziale, tutti titoli che la tradizione cristiana le ha applicato nel mistero della sua divina maternità: “…veneriamo la sua dimora santificata, l’arca vivente, che ha accolto il Verbo che nulla può contenere…”; “…da un angelo viene nutrita lei che realmente è tempio santissimo del Santo Dio nostro…”. Lo stesso arcangelo Gabriele, che sarà mandato da Dio a Nazaret per portare a Maria il lieto annuncio della nascita del Verbo di Dio nella carne, è mandato anche adesso a Maria nel suo soggiorno nel tempio: “…tu sei giunta nel tempio del Signore per essere allevata nel santo dei santi, quale creatura santificata. Allora a te, l’immacolata, fu inviato anche Gabriele, per portarti cibo…”; “…ascolta, Vergine giovinetta pura: dica Gabriele il disegno antico e veritiero dell’Altissimo. Apprèstati ad accogliere Dio, perché grazie a te l’immenso abiterà con i mortali. Uno dei tropari del vespro riassume in una bellezza quasi unica tutto il mistero della festa: la gioia della creazione, il mistero di Maria diventata figlia e Madre di Dio, la sua verginità e la sua maternità, l’angelo annunciatore della buona novella: “Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, celebria­-mo spiritualmente una festa solenne, e piamente accla­miamo la Vergine, figlia di Dio e Madre di Dio, che viene condotta al tempio del Signore: lei che è stata prescelta da tutte le generazioni, per essere tabernacolo del Cristo, Sovrano universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate stra­da recando lampade, per onorare l’augusto incedere della sem­pre Vergine. O madri, deposta ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre di Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, insieme con l’angelo, con gioia gridiamo: Gioisci! alla piena di gra­zia, a colei che sempre intercede per le anime nostre”. Il tropario della festa, inoltre, presenta questo giorno come il preludio della benevolenza e della salvezza di Dio, cioè l’Incarnazione del Verbo di Dio: “Oggi è il preludio del beneplacito del Signore, e il primo annuncio della salvezza degli uomini…”. Infatti a partire dal giorno 16 novembre la tradizione bizantina inizia la “Quaresima di Natale”, il periodo in cui, soprattutto da un punto di vista ascetico, la Chiesa si prepara alla celebrazione del Natale di nostro Signore Gesù Cristo. L’ufficiatura del vespro prevede tre letture dell’Antico Testamento: Es 40, 1ss: la consacrazione della tenda della testimonianza e la presenza gloriosa della nube per indicare la gloria del Signore che la riempie. 3Re 8, 1ss: Introduzione dell’arca dell’alleanza del Signore nel tempio di Salomone. Ez 43,27-44,4: La gloria del Signore che riempie il tempio, e la porta chiusa, aperta soltanto dal Signore. Per quanto riguarda le letture del vangelo, quello del mattutino è la pericope di Lc 1, 39-49. 56: la Visitazione; mentre che nella Divina Liturgia troviamo Lc 10, 38-42; 11, 27-28: la pericope di Marta e Maria e l’acclamazione “beati coloro che ascoltano la Parola di Dio”. Nell’ufficiatura del mattutino, il cànone attribuito a Giorgio di Nicomedia (+860) collega ognuna delle odi cantate con la Madre di Dio: “Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito, e proferirò un discorso per la Madre e regina…”; “Quale sorgente viva e copiosa, o Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori…”; “Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Al­tissimo, il profeta Abacuc esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore”. Inoltre l’ultimo dei tropari di ognuna delle odi ci danno la chiave cristologica di lettura ad ognuna di esse: “Cristo nasce, rendete gloria; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Can­tate al Signore da tutta la terra, e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato”; “Al Figlio che prima dei secoli immutabilmente dal Padre è stato generato, e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, si è incarnato, al Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore”;Il mostro marino, dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha pre­ser­vato la madre indenne dalla cor­ruzione cui non era sottostata”. L’icona della festa ci mostra la Madre di Dio accolta dal gran sacerdote nel tempio, presentata da Gioacchino ed Anna. Maria è una fanciulla adulta, che entra nel tempio della terra per prepararsi a diventare tempio dell’Altissimo. In un angolo dell’icona vediamo il corteo delle vergini che hanno accompagnato Maria, e a destra l’angelo Gabriele che porta il nutrimento a Maria, La Madre di Dio, il 21 novembre, è presentata soprattutto come colei che diventa tempio, abitacolo di Cristo, e quindi tipo, immagine di quello che ogni cristiano diventa per mezzo del battesimo. Il suo ingresso, la sua vita nel tempio, sono anche il nostro ingresso, la nostra vita nel tempio cioè in Cristo, secondo il suo vangelo. Questa è, allora, la benevolenza di Dio, la salvezza degli uomini, cioè farli diventare il tabernacolo, il tempio, il trono, il palazzo, l'abitazione di Cristo, Dio tra gli uomini, come canta il tropario proprio della festa: “Oggi è il preludio del beneplacito del Signore, e il primo annuncio della salvezza degli uomini. Agli oc­chi di tutti la Vergine si mostra nel tempio di Dio, e a tutti prean­nuncia il Cristo. Anche noi a gran voce a lei acclamia­mo: Gioisci, compimento dell’economia del Creatore”.

di Padre Manel Nin. Rettore P. C. Greco

giovedì 19 novembre 2009

21 Novembre Ingresso della Tuttasanta Madre di Dio nel Tempio



















Dopo il parto straordinario avuto dai Santi Gioacchino ed Anna, compiuto il secondo anno dall’augusta nascita della gloriosa Madre di Dio e sempre Vergine Maria, Gioacchino disse a sua moglie Anna:
Conduciamola nel tempio del Signore, secondo ciò che abbiamo promesso. E Anna rispose: aspettiamo fino al terzo anno, affinchè non accada che, desiderando il padre e la madre, la fanciulla non sia distolta dal dirigersi verso il Signore. E dopo i tre anni Gioacchino disse: raduniamo le figlie Vergini degli Ebrei, ognuna con la lampada, e le lampade siano ardenti, affinchè la fanciulla non ritorni indietro, e la sua mente rimanga catturata nel tempio di Dio. E fecero così. Nel tempio la accolse Zaccaria e le disse: Il Signore esalti il tuo nome. E la fece collocare nel luogo recondito del tabernacolo; ed era nutrita da un angelo, fino all’età di dodici anni. Giunto il tempo del suo fidanzamento, Giuseppe la prese con sé dai sacerdoti, nel tempio del Signore.



Antifone:

Μέγας Κύριος και ενετός σφόδρα εν πόλη του Θεού ημών εν όρη αγίω αυτού.

Grande e il Signore e altamente da lodare nella citta del nostro Dio, sul monte santo di lui.

Υγιάσαι το σκήνωμα αυτού ο Ύψιστος.

L’Altissimo ha santificato il suo tabernacolo.


Το πρόσωπόν σου λιτανεύσουσιν οι πλούσιοι του λαού.

Tutti i ricchi del popolo imploreranno con doni il favore del Tuo volto.



Apolitikion:



Σήμερον της ευδοκίας Θεού το προοίμιον, και της των ανθρώπων σωτηρίας η προκήρυξις. Εν ναώ του Θεού τρανώς η Παρθένος δείκνυται, και τον Χριστόν τοις πάσι προκαταγγέλλεται. Αυτή και ημείς μεγαλοφώνως βοήσωμεν˙ Χαίρε της οικονομίας του Κτίστου η εκπλήρωσις.



Oggi e il preludio della divina benevolenza, e l’annunzio della salvezza degli uomini, nel tempio di Dio la Vergine si mostra apertamente e a tutti preannunzia il Cristo.

Kontakion:

Ο καθαρώτατος Ναός του Σωτήρος, η πολυτίμητος παστάς και Παρθένος, το ιερόν θησαύρισμα της δόξης του Θεού, σήμερον εισάγεται, εν τω οίκω Κυρίου, την χάριν συνεισάγουσα, την εν Πνεύματι Θείω˙ ην ανυμνούσιν Άγγελοι Θεού˙ Αύτη υπάρχει σκηνή επουράνιος.

Il tempio purissimo del Salvatore, il preziosissimo talamo e Vergine, il tesoro sacro della gloria di Dio viene introdotto in questo giorno nella casa del Signore, recando con se la grazia dello Spirito divino; a Lei inneggiano gli Angeli di Dio: questa e tabernacolo sovraceleste.


Apostolos: (Eb. 9, 1-7)

Lettura dall’epistola di Paolo agli Ebrei.

Fratelli, la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una Tenda: la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta: essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo poi c’era una Tenda, detta il Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell’alleanza. E sopra l’Arca stavano i Cherubini della gloria, che facevano ombra al luogo dell’espiazione. Di tutte queste cose non e necessario ora parlare nei particolari. Disposte in tal modo le cose, nella prima Tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrarvi il culto; nella seconda invece solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per i peccati involontari del popolo.


Evangelo:
(Lc. 10, 38-42; 11, 27-28)

In quel tempo Gesu entro in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesu, ascoltava la sua parola;
Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesu le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola e la cosa di cui c’e bisogno. Maria si e scelta la parte migliore, che non le sara tolta”. Mentre diceva questo, una donna alzo la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”.


Kinonikon:

Ποτήριον σωτηρίου λήψομαι, και το όνομα Κυρίου επικαλέσομαι.


Prenderò il calice della salvezza ed invocherò il nome del Signore.

Ultimo saluto al Patriarca Pavle di Serbia















Sono oltre duecentomila le persone che si sono riunite oggi a Belgrado per prendere parte alla cerimonia funebre del Patriarca Pavle, leader spirituale dei cristiani ortodossi serbi, morto domenica scorsa all'eta' di 95 anni. Dopo la Sacra Liturgia, celebrata dal Patriarca ecumenico Bartolomeo I nella cattedrale di San Michele Arcangelo, il feretro e' stato portato in processione, accompagnato da numerose delegazioni statali e religiose, verso la piazza Terazije e quindi - al termine di una breve commemorazione - verso il Tempio di San Sava per la vera e propria cerimonia funebre. La Sacra Liturgia e' stata officiata anche da tutti gli arcipreti della Chiesa ortodossa serba nel paese e all'estero. A Belgrado, a fianco del Patriarca Bartolomeo, il Metropolita Amfilohije, che ha ricordato la figura del patriarca Pavle. Il Patriarca verra' sepolto, alla presenza di poche persone, nel monastero del quartiere di Rakovica, un sobborgo di Belgrado. Il feretro del Patriarca Pavle e' stato esposto nella cattedrale di San Michele Arcangelo, dove da domenica si conta che circa 15omila persone siano andate a porgere l'ultimo saluto. La chiesa e' rimasta aperta anche la notte scorsa, contrariamente a quanto annunciato in un primo momento, per permettere a chi era stato in fila anche otto ore di sfilare davanti al feretro. Presenti alle cerimonie il presidente serbo Boris Tadic, il premier Mirko Cvetković ed i ministri del suo governo, il sindaco di Belgrado Dragan Dilas, il presidente del parlamento Slavica Dukic-Dejanovic. Tra i partecipanti anche il premier serbobosniaco Milorad Dodik ed il presidente del Consiglio dei ministri bosniaco Nikola Šprić, i presidenti montenegrino Filip Vujanović e macedone Gjorgje Ivanov.




da: Belgrado ( Adnkronos ) 19/11/2009


Stihira Srpskim Svetiteljima


mercoledì 18 novembre 2009

La domanda mai fatta (?)

“Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?” Con questa domanda un dottore della legge” si rivolge a Gesù (Lc 10,25-37). Una domanda che a noi – per dire la verità – di solito interessa poco. Per lo meno ce l’abbiamo mille interrogativi nella vita che prima ci mettono a pensare che la questione della vita eterna. Mille problemi da risolvere, mille domande a cui rispondere, mille affari da sistemare, mille progetti da realizzare, ma il come ereditare la vita eterna difficilmente entra fra questi. Quanto mai ci mettiamo a pensare preoccupati per la vita eterna? Come ci risulta, anche il dottore della legge è spinto non tanto dalla preoccupazione personale e sincera che dall’intenzione di mettere Gesù in difficoltà, di metterlo alla prova” appunto. Gesù però entra in gioco senza problemi e senza esitazione. E risponde con la domanda: Cosa sta scritto nella Legge?”Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso.” Una risposta che non sorprende eppure scotta. Una risposta scomoda ed imbarazzante, anzi inquietante. Proprio perché riassume e tocca il centro della novità portata da Gesù: andare oltre”, prendere il largo”. Non rimanere nel superfluo, ma entrare nella profondità. Mettere tutto e dare tutto. Amare alla grande”.E Gesù inquadra il discorso: “Hai risposto bene; fa' questo e vivrai.” A questo punto il discorso potrebbe terimare. Potrebbe, ma l’interrogatore non molla, „volendo giustificarsi”. Ecco ci siamo, noi, campioni di giustificazione e di evasione. Noi, con la spiegazione sempre pronta ed aggiornata delle ragioni che ci impediscono di fare qualcosa. Di prendere il largo. Di amare appunto. Amare Dio e il prossimo. Quel prossimo. E chi è il mio prossimo?” Una domanda per giustificarsi, per deviare, generalizzare e banalizzare il discorso. Ma Gesù non ci sta. Risponde eccome. Con il Buon Samaritano”. Parole chiare ma non per questo meno scottanti. Il dottore della Legge” di sicuro non se le aspettava. E noi? Con la risposta di Gesù che ce ne facciamo? Ed ancora di più con l’appello: "Va' e anche tu fa' lo stesso.” ? Una bella impresa insomma per questi giorni, anche nell’ottica della preparzione per Natale. Ma per iniziare almeno va posta la domanda: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”


di Miklòs Verdes, alunno P. C. Greco

martedì 17 novembre 2009



Pontificio Collegio Greco di Sant'Atanasio - Roma,










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